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darcylia

Sunrise #2

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L'ho scoperto un po' per caso....ma alla fine non credo sia neanche un caso, credo che io lo dovessi proprio scoprire. Credo proprio che la mia curiosità mi abbia solleticato e stuzzicato al momento giusto. E ovviamente il consiglio di Giulian non è arrivato certo a caso.
Cosa c'entro io con il teatro?
Poco o niente....e ne ero anche abbastanza convinta....ma forse non abbastanza. E' passato poco più di 1 mese e mezzo e già la penso diversamente.

Anzitutto.....Perchè la notte.
Perchè la notte mi sento più libera.
Perchè la notte è il finale di una giornata....ma anche l'inizio di una nuova.
Perchè la notte siamo in pochi e ci guardiamo in faccia per come siamo, e ci confrontiamo.
Perchè la notte.....mentre tutti gli altri vanno a dormire noi ci svegliamo.
Perchè la notte.....because the night....lo spiega anche Patty Smith: take me now baby here as I am / pull me close, try and understand....take my hand come undercover / they cant hurt you now....Because the night belongs to lovers / because the night belongs to us....I believe its time, too real to feel....If we believe in the night we trust....
Ma non è una domanda: è semplicmente il titolo del lab. di teatro (il Testoni) che sto frequentando.
Io in mezzo ad altre 20 persone a me sconosciute. Io senza maschere perchè non ce n'è (e non ce ne sarà) bisogno: qui non si insegnano tecniche specifiche di recitazione o di interpretazione, qui si sperimentano parti del prioprio IO, di noi stessi.
Ce l'ha detto anche Bruno, qua è importante lavorare su di noi, confrontarsi, osservare per capire e vivere aspetti ed elementi di noi che solitamente teniamo in un angolo. O nascondiamo.
Partendo dal respiro....dal rilassamento dei muscoli più tesi....dall'allungamento....dagli sbadigli, anche a voce alta.....passando al movimento libero, nello spazio....seguendo un ritmo musicale.....chiudendo anche gli occhi......o immaginandomi una camminata particolare....mostrandola poi agli altri....fino ad immaginare un filo, su cui cerco di camminare in equilibrio....

Ecco. Mi sono scoperta: sono una funambola.

Già dal primo passo traballa tutto: il filo, le mie gambe, i miei piedi.... I muscoli son sempre tesi, contratti....per lo sforzo di mantenere un equilibrio....con l'ausilio delle braccia, bilanciere fisico....e di restare salda, ancorata a questa fune.....o meglio, a questo cavo.
Sì, c'è differenza, e lo spiega bene anche Philippe Petìt: sebbene il nome derivi esplicitamente da "fune", il vero funambolo è colui che cammina su un cavo. Solitamente il cavo (metallico) viene installato per le traversate di lunga distanza, ma non si deve assolutamente pensare che sia più stabile di una fune o di una corda: anche il cavo ha bisogno dei suoi tiranti e dei suoi cavalletti per avere un briciolo di stabilità....e nonostante tutto si muove, ondeggia e risente del vento e delle correnti varie.
In secondo luogo, il cavo (a differenza di una fune) può essere installato anche a grandi altezze. Ed è proprio sulle grandi altezze che si comincia a diventare funamboli, si inizia a giocare, a giocarsela tutta, passo dopo passo, centimetro dopo centimetro....

I muscoli sono sempre contratti per lo sforzo di restare in equilibrio e di procedere. Perchè non basta restare in equilibrio, c'è una meta là davanti, e per quanto lontana o vicina sia, voglio raggiungerla.
Istintivamente guardo i piedi per essere sicura di muoverli sapientemente, per vedere dove e come appoggiarli e ancorarli passo dopo passo al filo.... Forse dovrei guardare la meta dritta davanti a me....ma facendo così non vedo dove poggio....perciò guardo il cavo. E guardo anche giù.
E percepisco ancora di più il vuoto sotto di me....e la paura..... Ho paura di cadere giù, di non farcela a restare qui sopra.... Non voglio cadere!!! Per questo triplico gli sforzi, mi aggrappo con i piedi al cavo, tendo ancora di più i muscoli.....
Ecco qual'è la sfida del funambolo: dare il tutto per tutto nella continua ricerca di sempre nuovi equilibri, per restare su e arrivare fino in fondo.
Ma non c'è solo questo. Non c'è solo la fatica, lo sforzo, la ricerca...c'è anche la soddisfazione, il piacere di essere e stare sul filo....e di sentire tutta la tensione dei muscoli, lo spostamento di ogni singola parte del corpo, il disequilibrio....e il vento che ti sferza contro o che ti sfiora la nuca e i capelli, il sole che ti inonda o la pioggia che ti avvolge, le nuvole che ti passano vicine....e vedere tutta la città, il paesaggio sotto di te....le persone, che sembrano così piccole.....inebriarsi di tutto questo. Magari fermarsi anche un attimo e sedersi in equilibrio sul filo.
Philippe ci si sdraiava sopra. E così in equilibrio passava attimi interminabili ad ammirare il cielo.

Io per adesso mi fermo ogni tanto ad ammirare il sole. Mi fa sorridere e andare avanti. E questa nuova aria fresca e tiepida allo stesso tempo sembra voler sciogliere pian piano la tensione nei muscoli.
La meta è là, non scappa. Al massimo devierà il cavo....ma semplicemente perchè anche la meta è cambiata. Altra direzione, altra traversata.
E se cado? Beh mi rialzo, mi rattoppo, e ritorno su, per continuare a camminare. Chissà che non aumenti col tempo la mia sicurezza...
Io continuo. Come L'Uomo Che Continua, canta John De Leo, finchè....finchè c'è un cavo. Ovunque porti.

Non mi chiamo certo Neve.....ma continuo a stupirmi guardandomi camminare lassù.

Updated 25-02-2008 at 03.47.23 by darcylia

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