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darcylia

Que pasa por la calle #3

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Conoscere la gente, parlarci, condividere un po' la loro vita...era proprio quello che più mi interessava. E mi sono fatta incantare dal loro modo di sapersela cavare, dalla loro tranquillità, dal loro preoccuparsi meno e affrontare il tutto con serenità, anche le cose più difficili, perché per quanto la vita possa essere dura l'importante è sopravvivere, anche con poco. Si chiama essenzialità, per me. Lo vedi nel modo in cui Jose e Marielby condividono con te la loro quotidianità....da Ilda che ti vuole a cena con lei (ed è una cuoca strepitosa!!)....dal sorriso di Oleida (la poliziotta e vicina di casa della Mima), quando torna a casa dal lavoro stanca ma felice di poter tenere in braccio e coccolare il suo nipotino nato da 16 giorni ....dalla spontaneità con cui viene accolto l'altro e da come ci si aiuta l'un con l'altro. Perché per quanto la sanità e l'istruzione siano rinomate in tutto il mondo....viste dal loro interno presentano non pochi problemi.
E' vero, i farmaci sono gratuiti...ma per via dell'embargo ne arrivano ben pochi, e poterseli procurare diventa un'impresa. E la scuola è sì efficiente...ma povera di mezzi: come si può pensare che un bambino di 6 anni conservi per un anno intero 1 matita e 1 quaderno, quando già dopo 5 minuti che gliel'hai data la punta sarà già spaccata? E le gomme? I temperini? Non esistono. O meglio, ci sono ma sono un lusso. Sicuramente questa “razionalizzazione” degli strumenti avrà un valore educativo (imparare l'importanza di ciò che possediamo e del trattarlo con cura)....ma non si può ragionare solo a questo livello. E gli stipendi (a dir poco da fame)? E la “tessera per gli alimenti” (io la chiamo così, è come la tessera per il pane dei nostri anni '40-'50)? E la razionalizzazione dell'acqua? Non stupisce di certo trovare il mercato nero del tabacco, dell'alcool...di tutto.

E' veramente un peccato vedere quest'isola trascurata, lasciata a se stessa. Sembra una vecchia signora che non si cura più del suo aspetto; o meglio, è lo stato che se ne infischia altamente, o al massimo pulisce la facciata (delle case)...e lascia tranquillamente tutto il marciume dentro. Camminando per l'Avana Vecchia o per il centro storico ci si perde ad osservare le case, le piccole palazzine accatastante una affianco all'altra, con le porte delle case che si aprono sulla strada e ti lasciano intravedere l'universo umano e mobiliare che c'è dentro: famiglie che sfruttano al massimo ogni cm quadrato di spazio, altarini e immagini sacre ovunque, nonché ninnoli e soprammobili di ogni tipo, che ti parlano della storia della famiglia. La gente seduta sulla soglia o sulle scale dell'ingresso chiacchiera, gioca a domino, guarda chi passa, suona, canta, balla....accoglie il venditore di banane o di mango che cerca di piazzare la sua merce, e contratta....oppure si prende un caffé o si beve una birra con i dirimpettai, tanto ci si conosce tutti per quei vicoli e viottoli. Il grosso dei turisti si affolla attorno alla Boteguita del Medio (giusto “attorno” perchè entrarci è un'impresa, visto che il locale è piccolissimo) sperando di tomar una cerveza o un mojito, e ascoltando i gruppettini folkloristici che suonano. Oppure sono tutti nella piazza davanti alla cattedrale di San Cristobal, circodati da caffé, guide turistiche, venditrici di mais o di sigari in abiti tradizionali, complessini che suonano ossesivamente “Guantanamera”, taxisti e cocchieri che tentano in tutti i modi di convincere il turista a salire sul loro calesse per fare un giro del centro. Poca gente sul Malecon se non nella zona della città balneabile, oppure nel tratto davanti al Castillo. Personalmente avrei voluto girare di più sul Malecon, anzi scorrerlo tutto avanti e indietro, per avere un'idea di quanto fosse lunga l'Avana....e per osservare meglio il passaggio dalla città vecchia ai quartieri nuovi, il cambiare delle costruzioni nel loro stile senza però perdere quella contiguità delle facciate, tutte l'una accanto all'altra. Ma non mancano i grandi spazi, come la piazza della rivoluzione....o i vialoni giganteschi che formano una sorta di tangenziale o circonvallazione della città. A dir la verità, non so se sia davvero così....ma girandovi sopra costeggiavamo il centro della città senza però entrarvici (a meno che non girassi a destra o a sinistra per inoltrarci).
E se la città mi è parsa così grande, vasta (e lo è davvero)....allora l'unico modo per spostarvisi dentro è avere un mezzo proprio. Ad es. una motocicletta. Anche se solitamente la moto è il mezzo distintivo della polizia. Meglio un sidecar, così puoi caricare anche altre due persone. Ma meglio ancora se hai un auto, anche uno scardozzo, anche se è un super-usato che sembra andare in pezzi, anche se viene direttamente dagli anni '30....l'importante è che vada. E comunque è sempre meglio degli autobus che non si sa mai quando passano (se passano) e se riesci a salirci, visto quanto sono pieni. Oppure ci si può affidare al classico autostop, e non è uno scherzo, anzi: è proprio il metodo più utilizzato per muoversi, e da tutti, dal bambino all'anziano. Ti piazzi a lato di una qualsiasi strada e fai segno che necessiti di un passaggio: troverai sempre qualcuno che si fermerà a caricarti, anche se in macchina ci sono già 3-4 persone, l'importante è che lo spazio in macchina ci sia. Dopodichè, chiedi al conducente dove sta andando, e a seconda della direzione vedi dove ti è più comodo scendere; praticamente un vero e proprio car-sharing a costo zero che ti permette di arrivare dove vuoi. Magari non ti basterà un solo passaggio, vista la vastità della città....ma di sicuro risparmierai molto di più che andando in taxi. Ah, per i turisti ci sono pure i Co-Co taxi, una sorta di uovo a 3 ruote con 2 posti (+ quello del guidatore), il tutto color giallo limone.

Io e Davide abbiamo girato con Jané (la figlia mezzana della Mima), con il sig. Jorge e con il sig. Jesus, che Davide conosceva da anni e che molto gentilmente ci hanno portato a destra e manca (pagar loro la benzina era il minimo che si potesse loro fare!!!!) e ci siamo trovati bene. C'è veramente da perdersi tra il Capitolio (riproduzione fedele del Campidoglio), l'Hotel Nacional che la sera ripete la cerimonia del Cañonazo....ma più di tutto, i colori, la luce che mi hanno colpito....e la gente. Anche la più impensabile. Chi l'avrebbe mai detto che dopo nemmeno 2 giorni che ero lì mi sarei ritrovata in casa della cognata di un amico di Jané a bere birrà, parlare di musica e ridere con gente completamente sconosciuta? Bello! Davide aveva quasi paura che io ne uscissi traumatizzata. Non poteva immaginare che stavo benissimo, anche se mi sembrava di essere su un altro pianeta. Per non parlare di tutti i discorsi sulla religione, sulla santerìa, sulla vita, la musica, i valori, la cultura, il mondo....con le persone più disparate che passavano da casa della Mima, anche solo per un caffé.

Comunque non è tutto rosa e fiori, Cuba non è certo un paradiso o il paradiso, e ho potuto rendermene conto. Ho sempre ben presente dov'è casa mia e la mancanza dei miei amici si è fatta sentire (nonostante ci fosse Davide) perché esperienze così belle vorresti condividerle con tutte le persone a te care, per far gustare anche a loro tutto quello che hai potuto vivere tu.
E poi Cuba non si esaurisce con l'Avana, c'è molto da visitare.
Il tempo si trova....lo trovo. Anche perchè il mio abuelo mi ha promesso che la prossima volta che torno mi porta a casa sua, a Holguin, a conoscere la sua famiglia....e il mare.
Io gli ho promesso che mi porterò dietro la chitarra, e magari pure il mio ragazzo (devo giusto trovarlo).
Nel frattempo...ci possiamo scrivere via mail. Devo solo impratichirmi con lo spagnolo scritto

Updated 25-09-2012 at 01.40.48 by darcylia

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