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Alessia Va

Viaggi.

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Ieri sera ho tirato fuori la valigia, è li, sul pianerottolo. Va solo riempita. Di tutte le emozioni, sensazioni, di tutti i pensieri e i desideri che voglio portare con me, in questo viaggio. Mi sento stranamente leggera. O forse no. A dispetto di questo mio momento fragile, anzi, forse proprio per questo, mi sembra di ritrovare coerenza, guardando quella valigia.
Stamattina la visita di controllo dall’omeopata. Mi sono portata gli appunti. Ho raccontato, parlato, descritto, per un ora intera. Mi sono detta, prima di entrare, che avrei valutato se ero in grado di farlo o no. Che avrei ascoltato dentro di me. E avrei ascoltato, lui. Prima di decidere. Le cose, poi, sono venute da sole. E non mi sono vergognata di parlare del mio sentirmi andare in pezzi. Questo è un grosso passo avanti. In fondo, non è poi cosi tremendo, farsi vedere per come si è, ci si sente, mostrare quel che si prova. Mi sono sentita, paradossalmente, più centrata, più radicata, non più una essenza mobile spostata qua e là dal vento. Come dire: la maschera di “forza” nasconde una “debolezza” dentro. La fragilità, mostrata senza pudore, parla di una Forza, dentro, Grande e Profonda.
Ci siamo guardati negli occhi. Ascoltati. Vissuti. E poi, quel suo consiglio, alla fine di tutto.
“Ormai ci conosciamo da anni. Lascia che ti dica una cosa. Hai una profonda sensibilità, di cui dovresti fare proprio una professione. Non cercare occupazioni che non siano a contatto con la gente, con l’intimità, con l’animo umano. Poi, Alessia, sei naturalmente tu che decidi, ma mi auguro con tutto il cuore che sia questa la strada che sceglierai”.
Ancora una volta mi sento arrivare questo messaggio. Ancora una volta, questa richiesta. E ancora una volta, come oggi, proprio quando ne ho maggiormente bisogno. Quando qualche domanda, dentro di me, si agita.
Cosi, rientrando a casa, risistemo i cassetti delle mie aspettative, dei miei progetti e sogni.
Ridefinisco priorità.
Apro la posta e c’è una mail che spicca, in primo piano: “proposta di incarico”. So da dove viene, non è una cosa nuova per me. Ma forse, oggi, è come se la ricevessi la prima volta. Allora, anni fa, non mi sentivo in grado. Allora, anni fa, pensavo che sarebbe stato troppo, per me, farmi carico dei problemi di questi ragazzi, il più delle volte finiti li perché non avevano altre possibilità, speranze, vie d’uscita. Oggi sento che potrei. Si. Potrei farlo. Avrei qualcosa da dare loro. In termini di presenza, ascolto, sostegno, in termini di incoraggiamento, a non mollare, a non rinunciare a se stessi, alla loro vita. Oggi si. E cosi, prima di rendermene conto, rispondo. Ci sarò. Mercoledì 1 settembre, ci sarò. Al mio ritorno. Finisce un viaggio. Ne inizia un altro.
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Commenti

  1. L'avatar di complicata
    Senti, se ho bisogno, ti consulto, il 1° di Settembre:P
  2. L'avatar di Alessia Va
    Io sono qui, mia cara

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