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Alessia Va

Stasera...

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Stasera sono nel panico più assoluto. Uno di quei momenti in cui non mi riconosco, e mi chiedo dove sono andata a finire. La paura, quella paura, di cui parlavo…la sto sentendo forte come non mai. Lo so, si!, lo so che mi sta insegnando qualcosa. Ma stasera, ho bisogno di ritrovarmi, non sopporto di non vedere più dove sono.
Un viaggio, una fuga. Ne ho bisogno, dio solo sa quanto. Una città che amo, visceralmente. E poi voi, sapete, quanto desideri mettere in miei occhi nei vostri. Un viaggio che ho fatto tante di quelle volte che ho perso il conto…in cinque anni, sono veramente tante.
Eppure sono terrorizzata! Ma perché deve farmi paura anche questo, perché mi fa paura tutto, in questi giorni, perché?Vorrei solo restare chiusa dentro la mia camera, raggomitolata sul letto, tutto il mondo fuori.Ma poi, se lo faccio, un altro genere di paura, di panico, mi mozza il respiro e mi sembra di impazzire.
Forse sto impazzendo, sto davvero impazzendo.
Io non sono cosi, non sono mai stata cosi. Ho sempre affrontato tutto con coraggio, con determinazione. Dov’è ora questo coraggio, dove sono andata?
Cosa posso fare?
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Commenti

  1. L'avatar di Alessia Va
    Ascoltando la voce interiore...

    Il coraggio non è nascondere la paura. È sentirla. Permettersi di viverla. Sperimentarla.
    Tu, “non hai mai avuto paura”, non perché non la sentissi, ma perché non ti era consentito mostrarla. Ecco l’inganno. Determinata, non perché consapevole di andare oltre i tuoi limiti, ma perché non ti era permesso ammetterli.
    Questa è la tua giusta paura. Quella che per tanto tempo hai soffocato. Ora, facendosi strada, dal tuo essere, emerge. Traspirando. È una questione di pelle. Di confini.
    Per la prima volta ti senti una unità con un dentro e un fuori. Un pezzo di universo confinato e autonomo. Non che non sapessi di essere persona. Era il diritto che non vedevi. Il diritto di esistere, in quanto tale. In quanto pezzo di universo alla deriva, verso la sua spiaggia.
    La deriva non è una cosa terribile e temibile. Significa affidarsi alle acque, accoglienti e sagge.
    Finche non si compie questo atto di fiducia, si resta estranei a se stessi, nel tentativo di domare la deriva. Ma la tua particolare deriva è la sola via per esistere.
    Ti sei sentita colpevole, di esistere. Ti sei voluta punire, per questa esistenza.
    Una punizione esemplare, di carne, e sangue. Ma tu non sei colpevole. E se sei sopravvissuta è perché eri la più forte. La più in grado. La più capace. Tua madre non ti voleva, si, è cosi. Ma non devi fermarti a questa informazione perché non è questa la cosa che conta. La cosa che conta è che sei qui. Che a dispetto del rifiuto che si portava dentro, una parte di lei ha combattuto perché almeno tu vivessi. Almeno tu, su tutti. In quel momento lei ti ha sentita. E ha capito che eri la più forte. È stato allora che ha iniziato a fare conto sulla tua forza. Se tu eri la più forte, tra tutti, tu avresti potuto essere la sua salvezza. Sei stata investita di questo ruolo cosi presto che ogni tua cellula ne ha assorbito il contenuto, il messaggio.
    Cosi, pensavi di non avere diritto a vivere, perché non eri stata voluta, perché una forza più grande di te aveva ucciso e avrebbe potuto uccidere anche te, e che eri sopravvissuta solo per uno scherzo del destino. Invece no. Sei sopravvissuta perché eri la più forte. Ma forte, non significa insensibile, non vuol dire indistruttibile, non indica assenza di punti deboli, morbidi, teneri. E quindi anche “colpibili”. Forte non vuol dire non farsi mai toccare, ferire, penetrare. Eri la più forte perché, al contrario, avevi molti punti morbidi e teneri. Sei “la più forte” perché hai dentro di te questa ricchezza. Sei sopravvissuta proprio perché sei colpibile, feribile, toccabile. Perché piuttosto che opporti rigidamente, sei in grado di assecondare, e morbidamente attutire e respingere.
    Questo sei, sotto la scorza. La tua natura, da ritrovare. Con cui camminare. Da accarezzare e accudire. Lascia che tutto scorra. Lascia che sia…semplicemente lascia…

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