• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
View RSS Feed

Alessia Va

S.o.s

Vota questo post
Ho paura. Di quello che sta succedendo. Di me. Una paura folle. Non mi riconosco. Oggi.
I massaggi. Oggi. La seconda volta che ci vediamo. Mi fai notare che sono arrivata, anche oggi, in ritardo. Cerchiamo di capire il perché. Non arrivo mai, in ritardo. Piuttosto in anticipo. Ai miei appuntamenti. Con te. Per ben due volte. In ritardo. Ci chiediamo cosa sottenda questo atteggiamento, che mi porta a sottrarmi del tempo che sarebbe li per me, per la mia cura.
Poi mi fai quella domanda: “Potrebbe essere anche un modo di esprimere una tua rabbia nei miei confronti”. Stupita. Perplessa. Perché dovrei provare rabbia. Perché tu dovresti essere l’oggetto della mia rabbia. Proprio tu. Persona con la quale mi trovo benissimo, nella quale ho una fiducia profonda. No. Lo escludo a priori. Mentre sono in macchina tornando a casa mi coglie un subitaneo momento di consapevolezza e lucidità: rabbia? Si! Nei tuoi confronti? Accidenti…Si! Pazzesco! Si! Ma non rabbia perché sei tu, F. Rabbia perché tu, F., sei un uomo. Improvvisamente mi rendo conto di questa rabbia che mi porto dentro. Rabbia verso un genere che identifico con il mio abusatore, violentatore, aggressore. È chiaro, evidente, che non tutti gli uomini sono cosi e che sicuramente tu, F., non sei cosi. Più che evidente. Ma questo, ora, non conta. Io, questa rabbia, ce l’ho dentro. Ce l’ho sempre avuta dentro.
D’altro canto la situazione in cui ci troviamo e cosi simile a quella in cui mi trovavo, impotente e bambina, in quell’appartamento silenzioso. Io e te. Nessun’altro. Io e lui. Nessun’altro. Le tue mani curano, massaggiano e toccano per guarire, le sue mani frugavano, invadevano, mi rendevano malata e senza speranza di cura…Sono sempre mani, nonostante la differenza profonda, che attraversano il mio corpo indifeso, senza barriere, protezioni. E dire che, si, l’ho sentito quel tremito freddo quando mi hai detto, la prima volta, di togliermi la maglietta. L’ho sentita la paura che mi attanagliava i visceri quando mi sono stesa, e tu eri sopra di me. Non mi sono fermata ad ascoltarla, ne ho voluto indugiare su quel tremito. Ancora una volta negando, a me stessa e a chi mi sta vicino, che qualcosa non andasse. Mi stupisco di quanto chieda a me stessa, di quanto chieda di essere ancora una volta soffocato, messo a tacere, ignorato e via…Cosi tu, oggi, mi hai reso possibile un apertura delle iridi necessaria, per vedere bene il mio sentire e agire nel mondo. E so che questo mi sta facendo bene. Ma è anche come sentirsi improvvisamente catapultati in un mondo estraneo, su un pianeta sconosciuto, senza punti di riferimento. Come essere stati teletrasportati cosi che se un attimo prima si era in un posto, ora si è in un altro posto. Totalmente sconosciuto. Mi manca l’aria. Sono terrorizzata. Cosa ci faccio qui? Dove sono? Sola. Mi sento terribilmente sola. Non ce la faccio da sola. È una sofferenza troppo grande. Mi sono detta, tornando a casa, quanto fosse importante che mi prendessi cura io per prima della mia ferita. Della mia sofferenza. Ho lasciato che il corpo mi parlasse. Che mi spiegasse perché non faccio che farmi male, prima la caviglia, poi il ginocchio. Mi sono tornate in mente le tue parole, mentre mi massaggiavi. “Il ginocchio è legato al Cuore…” Il mio cuore. Il mio povero cuore. Sta esplodendo. Ho voluto ascoltarlo, il mio ginocchio, ho voluto mettere le mie mani, dove le hai messe tu, oggi. Ascoltando. Le mie mani poi, da sole, si sono mosse, dando calore e sollievo, al ginocchio rigido e dolorante. Una esplosione. Un dolore atroce. Al petto. E poi singhiozzi, non so per quanto ho pianto. Sto ancora piangendo. E ho paura. Non ce la faccio da sola. Non l’ho mai detto, mai. Anzi, io sono sempre stata quella che non aveva bisogno di nessuno. Che da sola se la cavava benissimo. Ora non ce la faccio. E non mi riconosco. Vorrei che qualcuno mi aiutasse….che fosse qui con me…ora…

Updated 21-07-2010 at 00.38.13 by Alessia Va

Categorie
Uncategorized

Commenti

  1. L'avatar di paradelta


    anche le mie sono mani....ma...

    ti penso...
  2. L'avatar di Morgana-z
    Le mie mani sono vicine a te per soccorrerti se serve....
  3. L'avatar di Alessia Va


    Vi sento...
    Updated 21-07-2010 at 19.01.58 by Alessia Va
  4. L'avatar di Alessia Va
    Ieri ho messo di nuovo le mani sul mio ginocchio. A più riprese. Nel pomeriggio e ieri sera. Ancora lacrime. Ancora dolore. Ancora paura. Mi sono resa conto, però, che funziona. Il ginocchio fa meno male. È più sicuro e mobile. Migliora. Non dovrebbe stupirmi. Il corpo ha una sua saggezza, questo si sa. Si tende a dimenticarlo. Ma funziona cosi. Quello che ci viene da fare è quello di cui abbiamo bisogno. Le mie mani sanno come muoversi e cosa fare senza bisogno di pensarci. Anche oggi. Mentre ero li, con le mani attorno al ginocchio, racchiudendolo in un abbraccio, sono arrivate delle immagini.

    Io, 6 o 7 anni, nel cortile dell’oratorio. Sono seduta sugli scalini del portone e mi succhio un ginocchio. Curiosamente è giusto il ginocchio “ferito”, il sinistro, che oggi mi da tanti problemi. Me lo sono sbucciato. Qualcuno mi ha spinto, con violenza, e sono finita a terra, con le ginocchia sulla ghiaia. Ho tentato di mettere le mani avanti, per proteggermi, ma non è bastato. Ora c’è una abrasione bella grande sul ginocchio sinistro. Esce sangue. Sono sola. Nessuno attorno a me. Ho le labbra appoggiate sulla ferita e sento il gusto amarognolo e ferroso del sangue. È frustrante. Ricordo la sensazione di impotenza. Non ricordo i volti dei due responsabili, ma so che sono dei “bulli” che si divertono a fare dispetti agli altri bambini. Pensavo, ingenuamente, che sarei riuscita ad affrontarli, a farmi valere, a difendermi. Invece mi hanno buttato per terra come niente. “Non sei capace di fare a pugni” sento queste parole attraversarmi la testa. Si. È decisamente frustrante.
  5. L'avatar di Anymore89
    [COLOR="DarkOrchid"]Ciao Alessia,leggo da sempre il tuo blog,mi rispecchio in ogni tua parola,ammiro la tua capacita di esprimere anche solo attraverso la scrittura quello che hai vissuto..anchio scrivo,adesso stavo proprio scrivendo la mia storia vera,dall'inizio alla fine e posso dirti che non ho il coraggio di continuare a scrivere di quello che è successo in quel giorno in ho smesso di essere una bambina pulita ed innocente..
    volevo commentare quello che scrivevi ma ogni volta non sapevo bene cosa dire..
    Ho solo 20 anni e mi sento già vecchia non riesco a vivere come tutti gli altri..mi sento imprigionata nel mio passato! non sò come liberarmene..scusa forse è inutile che ti dico tutto questo..
    /COLOR]
  6. L'avatar di Alessia Va
    Affrontare il passato, non è facile, Anymore, ma quanto è difficile continuare a vivere senza affrontarlo?
    Non so se tu stia facendo un percorso di psicoterapia, in caso negativo ti consiglierei di iniziarlo. Poter parlare di queste cose, poterle affrontare in un contesto protetto, è fondamentale. Non ti dico che sia indolore. Si sta male. Ma molto meno male di quanto si stia con questa ombra che ti segue costantemente. Siccome poi le nostre memorie e i nostri vissuti impregniano ogni nostra cellula e fibra, e a maggior ragione un trauma cosi fisico come un abuso, direi che l'analisi bioenergetica sarebbe il percorso migliore...

    Coraggio
  7. L'avatar di Anymore89
    Ciao Alessia ho provato varie terapie,che per un motivo o per l'altro poi chiudevo,dala coglitivo-comportamentale,alla psicoanalisi a quella Familiare..di bioenergetica ho fatto un colloqui con uno psico anche bravo solo che non c'ho mai provato perchè ero rimasta spaventata da un esercizio che mi aveva chiesto di fare quello della sedia oppure che dovevo parlare a lui come se fosse l'incarnazione della persona che mi ha fatto soffrire,in questo caso i miei genitori..io sentivo la rabbia dentro ma ero completamente bloccata!così ho pensato che non potesse funzionare per via della mia razionalità..e in tutte le tarapie che ho fatto mi capitava di raccontare egli abusi in modo schematico e distane come se stessi raccontando la storia di un'altro..come se non l'avessi vissuta in prima persona..non riesco a tirarle fuori le emozioni..mi sembrano troppo grandi e pericolose..
  8. L'avatar di Alessia Va
    E' normale, Anymore, visto quello che si è vissuto. Il distacco emotivo serve per difendersi. Tirare fuori le emozioni non è qualcosa che possa avvenire da un giorno all'altro. Ci vuole tempo, a piccoli passi. Per me sono trascorsi sei mesi dalla prima seduta, e ancora non ho tirato fuori una lacrima o una emozione forte. Ma sento che piano, piano, qualcosa si sta sciogliendo, e che si tratta solo di continuare a lavorare. Ricorda che in bioenergetica sei tu che decidi cosa è o non è troppo per te. Che i tuoi tempi sono sacri e che sei tu che li stabilisci. Se qualcosa ti spaventa nessuno ti forza a farla in quel momento, verrà il momento per tutto. Ti consiglio davvero di riprendere contatto con questo psicologo...o se ci sono altri analisti bioenergetici in zona anche con un un altro o altra. Ecco, la mia analista per esempio è una donna. E credo che per me sia importante...che sia una donna...

    Ti abbraccio
  9. L'avatar di Honey Lou
    Per Anymore: tu non hai smesso di essere una bambina pulita e innocente.
    E' chi si macchia di certe oscenità che è sporco e colpevole.
    Non i bambini.
    Un abbraccio forte a tutte

Privacy Policy