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Alessia Va

Frammenti...

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Accorgersi che stiamo arrivando e iniziare ad appendersi al finestrino per essere la prima a scorgerti.
Vederti, distesa come sempre, sorpresa inaspettata, sul mare… e ridere insieme al mio cuore esultante.
Uscire dalla stazione e sentire di nuovo sulla pelle le voci, i rumori e gli odori…
Il personale dell’albergo che mi accoglie con un rinfrescante “Bentornata!”.
Il piacevole freschino dell’aria condizionata in camera.
Tramonto sul Molo Audace.
Piazza Unità che si illumina a poco a poco.
La lunga chiacchierata in segreteria. La possibilità di un eventuale cambio di ordinamento e quelle “potrebbero riconoscerti qualche esame in più” e “Psicologia Clinica...altre materie più attinenti…accesso alla magistrale più veloce…”. Possibilità. Ma riflettiamoci.
Uscire a respirare dopo un pomeriggio di studio feroce…e sentire l’ossigeno che entra nei polmoni e quel filino di aria che ti fa sentire quasi rinascere.
Un altro splendido Tramonto sul Molo Audace.
Il ponte. Tornare su quel ponte...e come rivedere le facciate dei palazzi di un tempo, alberi che frusciano al vento come se fossero qui ora…risentire quell’emozione…
Passeggiare per le strade e osservare che “questo non c’era, questo si…questo mi piace, qui era meglio prima” come vivendo in due dimensioni parallele.
Piazza Unita…
Questo immenso salotto dove sembra di toccare tutti, essere parte di tutto, vivere di tutto…del cielo, del mare, della sublime arte di cui è capace l’uomo e della piccolezza del mondo di fronte a universo dove altro non siamo che abitanti di un satellite in eterno movimento…momenti di filosofia pura e di divertimento ironico…bambini che giocano, che inventano mondi e li cancellano, che corrono su una bici rossa fiammante cantando a squarciagola “il mio destino è chiuso in meeeee…il nome mio nessun’sapraaaa….e poi come continua, mamma?” e mamme che suggeriscono il proseguo di un opera che è inusuale sentire sulla bocca di un “muletto” di 7 anni o poco più. Amanti che si incontrano, storie che si chiudono, conoscenze che nascono quasi dal niente, sembrando eteree e inconsistenti e che magari, invece, andranno avanti per tutta la vita.
Perché a Trieste niente è come sembra. E tutto è come appare. Incredibilmente reale, fantastica, tangibile e sfuggevole, silenziosa e pudica e chiacchierona e sguaiata.
E poi l’esame…i pianti…le emozioni di persone che lavorano e faticano per non rinunciare ai propri sogni…ad ogni costo.
L’incontro inaspettato eppure cosi voluto. A volte i desideri diventano realtà. E quando senti che una persona potresti arrivare a chiamarla “amica” ogni rivedersi è una festa. Invece dell’sms che volevi mandargli, ecco i suoi occhi, il suo abbraccio e qualche minuto di buone chiacchiere.
Il pranzo sul canale, quel canale…mentre i gabbiani mi passano a pochi metri dalla testa e io invece che sentirmi un “mi” sento un “ci” e cosi vicino, quel “ci” che ho quasi l’impressione che se mi volto ti trovo li.
La camminata nel caldo rovente verso l’albergo, coronata da un tuffo rinfrescante nella terra promessa della mia camera in penombra.
Il film, trovato per caso, spinta dalla voglia di addormentare i neuroni dopo averli spremuti cosi a lungo, scoprendomi poi estasiata da tanta poesia, delicatezza, intelligenza…commossa da un paio di solchi lungo le guancie…”ora piango anche davanti a un film…sono proprio messa bene”.
Il tentativo, temerario, di andare al mare…di sabato. Realizzare troppo tardi che era, appunto, SABATO e in genere cosa fanno i triestini, di SABATO? Vanno al mare! La fermata dell’autobus sotto il sole a picco, gremita all’inverosimile di gente. Unica striscia l’ombra di una esigua edicola che neanche a dirlo è già occupata fino allo stremo…l’attesa di non più di cinque minuti conclusa con un “me ne vado…sto morendo!”.
Pensare di riuscire almeno a prendere il pulmann per San Giusto, e ritrovarsi dopo mezz’ora a non averne visto neanche l’ombra. In preda ai postumi di una perdita consistente di acqua e Sali minerali decidere di tornare in albergo, all’abbraccio della mia dolce, fresca, cameretta.
Un buon libro, un buonissimo libro che mi riempie di gioia e non mi fa rimpiangere per nulla strade assolate, pulmann stipati e sudore di ascelle.
La cena in compagnia, la signora che si siede alla mia destra e trova un attimo per le nostre vecchie discussioni…
Tramonto sulle rive.
Piazza Unità.
E poi…
Lasciarla e sapere che è un non vederla più.
Voltare le spalle al Molo Audace. Andare oltre il Canale.
Questo senso del partire che stasera è ancora più forte, più lacerante…
La tua voce che mi saluta. Sapere che vivevi li, sui bordi di quel canale. Che era una caserma o qualcosa di simile quel palazzo che ho sempre guardato con tanta insistenza. Strade di una Trieste ormai trascorsa che si sovrappongono alle strade di adesso. Non ci sono più macchine ma carrozze, non ci sono più semafori ma lampioni. Non c’è più asfalto ma selciato e terra battuta.
Affrettare il passo per rientrare in albergo, con il cuore in subbuglio.
Buttarsi sul letto a occhi stretti, a pugni serrati “tornerai, Alessia, tornerai…sai benissimo che tornerai…non è un addio. Tornerai. Non pensare ad altro. Tornerai”.
Cullarmi di questa consapevolezza, mentre scivolo nel sonno.
Andarmene presto, come un ladro, per paura di essere scoperta, di accorgermi che sto partendo.
L’orologio della stazione che scandisce i minuti.
Sentire quell’impulso, a cinque minuti dalla partenza, di scendere dal treno e rimanere.
Vedermi mentre lo dico al mondo: “Non torno. Rimango a Trieste”.
Avvertire il treno staccarsi dalla banchina e sentire un magone che sale.
Sentire il salato delle lacrime farsi strada da un cuore che mi sembra stia per spezzarsi.
Pensare “Perché questo dolore, perché provarlo ogni volta, come se fossi una emigrante al contrario, che lascia la sua casa, a Trieste, per affrontare un mondo ostile, lontano…”
Restare appiccicata al vetro, che mi separa da quel fuori dal quale mi stanno portando via…
Non staccare gli occhi dalla costa fino a quando lo vedo sparire, definitivamente…
Ma in fondo, so, che questa sofferenza è direttamente proporzionale alla gioia che proverò la prossima volta, quando, dietro quella curva, ti vedrò spuntare di nuovo, come una sorpresa inattesa…

Updated 12-07-2010 at 00.15.36 by Alessia Va

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