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Alessia Va

Nausea.

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Mi accompagna in questi giorni. Venerdì è comparsa durante la classe di esercizi. È rimasta quasi sotterranea ma sempre presente fino a ieri. Poi, stanotte, complice forse il mangiar tardi di ieri sera, mi ha fatto stare veramente male. Sudori freddi. Capogiri. E quella forte, fortissima nausea. Stamattina l’ho trascorsa cosi…tentando di studiare, ma le parole nere sulle pagine bianche mi facevano sentire come un naufrago in mezzo ad un mare in tempesta…con lo stomaco che andava su e giù…su e giù…su e giù…
A pranzo ho mangiato poco. Quello che sentivo di mangiare. Ed è stata la scelta giusta. Sono stata subito meglio. Certo è che questa nausea un senso ce l’ha. Perché non è la prima volta che mi capita. Nello stesso identico modo. Sembra sia una mia dinamica. Un qualcosa che il mio stomaco cerca di dirmi, in certe situazioni. Ancora devo capire cosa, analizzare il quando, il perché. Oggi M. mi ha dato degli spunti importati, durante la seduta. A volte, veramente, mi stupisco di certe mie reazioni, quando invece sono la naturale conseguenza di quello che ho vissuto.
Quasi che non sia possibile che quello che ho vissuto possa avermi toccato, segnato, lasciato, in me, delle cose in sospeso. Questo stesso senso di incredulità, sulle cose che possono tangermi, è lo stesso che mi impedisce, ancora oggi, a distanza di cinque mesi dall’inizio di questo percorso, di lasciarmi andare alle emozioni, in sua presenza. In presenza di chiunque, del resto. C’è come una parte di me che ci tiene a mostrare al mondo di essere inattaccabile, indistruttibile, incapace di essere ferita o fragile. Qualsiasi mondo. Anche il più intimo. Anzi, soprattutto il più intimo. Per tenere una distanza, forse, di cui ancora non comprendo a fondo il senso. Sono stanca di questo trattenere, di questo nascondere, di questo imbrigliare, di questo scappare. Eppure lo so, sono consapevole, che è solo questione di tempo, che arriverà il momento in cui sarò in grado di lasciarmi andare e che avverrà tutto nel modo più naturale e spontaneo del mondo. Ma lo sento ancora cosi lontano, troppo, rispetto a dove il cuore, invece, vorrebbe già essere, non potendone più della segregazione forzata di questi lunghi anni. A volte ho persino paura. Non dell’intimità o della vicinanza, almeno non più solo di quello, come poteva essere ieri. Paura del vulcano che cova sotto quel cuore chiuso. Di tutta la lava incandescente che ribolle la sotto. Paura del momento in cui verrà tutto fuori. Ed è tanto. Lo so che è tanto. Tanto che mi ci perdo, come un limite tendente all’infinito.
Ho paura. Come quella volta che ero sola, a T. , in quella stanza d’albergo. Piangendo. Un pianto tendente all’infinito. Incapace, io, di arrestarlo. Incapace di capirlo. Incapace di gestirlo. Completamente in balia di un dolore assoluto, che non sapevo di possedere. Piangere non mi faceva sentire meglio. E più piangevo e più arrivavano altre lacrime. Lungo la notte. E il mattino…ho dormito piangendo, mi sono risvegliata piangendo, e temevo che quell’abisso non avrebbe mai smesso di fare male…non sarebbe mai finito. Questo mi fa davvero paura. Sapere e non sapere quanto, possa essere infinito…

Updated 30-06-2010 at 22.18.37 by Alessia Va

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