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Alessia Va

Venire fuori fa sentire piccoli, piccoli...

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Ieri. Inizia con ieri. O meglio continua…da ieri.
Dove sia l’inizio, lo svolgimento e la fine non ha importanza, ormai.
Tutto è circolare. Tutto si confonde. Si fonde.
Ieri: il rimedio. Quello del mio sogno. Proprio lui.
Tra le mie mani. E poi sulle mie labbra.
Avverto come due mani che, partendo dal centro del mio petto, lo aprono.
Sentire una pesantezza che viene scostata, come scostare i lembi di un mantello greve.
E poi calore. Tanto. Dal petto giù per le braccia.
Le mani un fuoco.
Passa.
Quando è passata tutto sembra tornato come prima.
Ma “come prima” non è.
Oggi.
Continua.
Esercizi di nuovo in gruppo, come ogni venerdì.
Quel respirare “dal cuore alla pelvi e dalla pelvi al cuore”
come ci narra la tua voce.
Ho respirato io? Respiro?
Certo, milioni di volte al giorno, miliardi di volte ogni giorno,
altrimenti non sarei viva.
Questo respirare però è del tutto nuovo.
Il cuore è come fosse esploso, ma non di fuoco e di colpo.
Una esplosione morbida, silenziosa, fresca.
Un onda va, un onda viene.
Finché le onde si confondono, mischiano, perdono, l’una nell’altra.
Non pensavo che il Cuore potesse scendere cosi in profondità,
e che tali profondità potessero raggiungere il Cuore.
Battere all’unisono.
Con lo stesso forte sentimento, con la stessa immensa emozione.
Qualcosa si sta veramente sciogliendo, in me.
Per la prima volta.
E poi…
Tutti in cerchio, sdraiati, con i piedi che si toccano.
Le mani nelle mani.
Respiriamo.
Il respiro entra dalla mano destra e esce dalla sinistra.
Il respiro viaggia e ci unisce, gli uni agli altri.
Tanti respiri diventano uno solo.
E siamo, per un attimo, un unico corpo, indistinguibile e
armonico.
Il cuore, il mio povero cuore, tanto abituato a battere da solo,
si è trovato smarrito dentro quel pulsare sincrono.
Smarrito e allo stesso tempo ritrovato.
Come sospeso tra la paura di ieri, e la meraviglia di oggi.
Forse non si era mai affacciato, in realtà.
Venire fuori fa sentire piccoli, piccoli…

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