• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
View RSS Feed

Alessia Va

Domani io...

Vota questo post
...utime ore in quella scuola.
Nelle due ore nella classe di disperati li metterò tutti seduti in cerchio e faremo un po' di "dinamica di gruppo".
Ammesso che ci si riesca...tentiamo...
Categorie
Uncategorized

Commenti

  1. L'avatar di Alessia Va
    L’esperienza è stata molto bella. Ho cercato di non avere aspettative e non ho fatto molta fatica visto il clima degli ultimi giorni. Per prima cosa ho fatto spostare tutti i banchi contro la parete spiegando che dovevamo mettere le sedie in circolo. Come si può immaginare l’operazione ha richiesto mooolto tempo, numerose pause atte a spiegare loro che i banchi non si dovevano “lanciare” ma posare con delicatezza sul pavimento e chiedendo, se possibile, non di farlo in silenzio, troppo sarebbe stato, ma quanto meno cercando di limitare il frastuono pensando alle classi vicine e ai loro timpani. Quando poi al riuscire ad avere qualcosa che avesse la parvenza, anche vaga, di un cerchio, anche li ce n’è voluto. Alla fine ci siamo comunque sistemati. Ho fatto poggiare loro i piedi a terra, aderenti al suolo. Ho fatto chiudere gli occhi. Li ho fatti respirare nel respiro. Ascoltando i rumori all’esterno. Anche qui il tempo si è sprecato perché chiudere gli occhi non era per tutti cosi facile, stare in silenzio non ne parliamo. E poi “Prof. Ma cosa facciamo?” o “è strana questa cosa, come mai ce la fa fare?” ecc…Un pochino è servito, ad ogni modo, per farli calmare ed entrare in contatto con loro stessi, presenti, li, in quel momento. Ho spiegato le “regole”:
    - ciascuno avrebbe preso un foglio sul quale scrivere, in forma anonima, qualcosa di cui sentiva il bisogno di parlare circa l’anno scolastico che stava finendo
    - il foglio sarebbe stato piegato e messo in un sacchetto di tela
    - a turno avrebbero pescato un bigliettino, chi lo avesse estratto lo avrebbe letto ai compagni e da lui/lei si sarebbe partiti con la discussione, passando la parola al compagno/alla compagna vicina con un tocco della mano
    - mentre il compagno/la compagna parlava si sarebbe stati in silenzio e con rispetto la/lo si sarebbe ascoltato aspettando il proprio turno per parlare (turno che sarebbe arrivato per tutti).
    Sapete cosa vuol dire, specie l’ultima regola, per questa classe? Diciamo che era il punto più critico di tutto quanto. E tremavo all’idea che potesse scoppiare l’ennesima rissa.
    Invece.
    Si. Ho dovuto ripetere più volte e qualche volta anche alzando la voce, che “si ascolta il compagno con rispetto e in silenzio”.
    Si. Ho dovuto richiamare qualcuno che se ne usciva dal cerchio scocciato per farlo tornare dentro, fermando il giro e attendendo che rientrasse.
    Ma è accaduto che da un certo punto in poi questo non è stato più necessario.
    È accaduto il miracolo che sono riusciti ad ascoltarsi, sempre di più e sempre meglio.
    È accaduto che ad un certo punto fossero loro stessi a riprendere i compagni usando le mie stesse parole “Si ascolta in silenzio e con rispetto! Sta parlando […]
    Dio solo sa quanto gli ho voluto bene, oggi.
    E non perché stessero facendo le cose come volevo io.
    Non è questo l’importante.
    L’importante, che mi faceva scaldare il cuore, che mi riempie di orgoglio, è il traguardo che hanno raggiunto, impegnandosi a lottare per andare oltre un proprio limite.
    Ripenso ai loro sguardi, sempre più presenti, al loro guardarsi, vedersi, forse per la prima volta veramente.
    Ripenso alle cose che hanno detto, molte bellissime…e sagge. Ripenso a come le hanno dette.
    Ripenso a un ragazzino che al racconto di una compagna, con la quale aveva litigato fino al giorno prima, di episodi di bullismo di cui era vittima da parte di un ragazzo di un'altra classe, più grande, (episodio di cui non era al corrente nessuno dei suoi compagni, solo alcuni professori) con slancio si è proteso verso di lei: “Ti difendo io! Non ti può fare questo!”. Ti difendo. Per la prima volta…sono dalla tua parte. Non contro.
    Ci ripenso e gli voglio un gran bene.
    Perché quando vogliono le sanno tirare fuori le loro risorse.
    È suonata la campanella dell’intervallo. Normalmente si sarebbero scannati per non perdere un solo minuto. Invece continuavano, imperterriti. Sono stata io a chiedergli cosa volevano fare. “L’intervallo?” è stata la loro risposta “ma chi se ne frega dell’intervallo!!! Andiamo avanti, prof!!!”
    Ho fiducia che un piccolo seme sia stato gettato.
    Che forse, un domani, se ricapiterà che debbano chiarire qualcosa, si chiedano “Non è che potremmo fare, magari, come quella volta con la prof? Non è che ci possiamo mettere in cerchio a discutere?”.
    Ecco. Mi basta che gli resti questo.
    Solo questo.
    Vorrei solo averli conosciuti prima. E aver iniziato da subito con questo tipo di lavoro. Avrebbero avuto un anno più facile. Loro. E i loro insegnanti.
  2. L'avatar di ghiretto
    Alessia sei in gamba, sallo!
  3. L'avatar di complicata
    Ora ci prendo spunto anch'io!
    ( a parte che non mi riuscirebbe, ma la speranza..)
    Appuntamento all'anno prossimo!

    :mano:
  4. L'avatar di Alessia Va
    Complicata,
    non credere che io avessi grandi aspettative riguardo l’esperienza. Anzi, per dirla tutta ero terrorizzata. Sono imprevedibili, con una carica di aggressività enorme. Poteva succedere di tutto. Ho passato tutto il tempo libero che riuscivo a racimolare, quella mattina, per vedere e rivedere gli appunti che mi ero fatta, su come proporla e gestirla, ripetendomi più volte “Ma chi me lo fa fare???”. In fondo non li avrei mai più rivisti, potevo anche fregarmene. Invece c’era una vocina, dentro, che continuava a ripetermi: “Hanno bisogno di questa cosa, tanto, tanto bisogno, aiutali a viverla”. Quindi, se ce lo fatta io, figurati se non ce la puoi fare tu!
    A questo proposito, il lavoro in cerchio ho visto che a loro serve, perché:
    - si annullano le barriere fisiche dei banchi, siamo tutti vicini, uno di fronte all’altro e tutti uguali, non c’è nessuno che è davanti o dietro in cattedra o dall’altra parte.
    - si possono guardare negli occhi e questa è una cosa di non poco conto. Per farti un esempio banale: quando litigano tra maschi e femmine lo schema tipico è che il maschio inveisce, la femmina pure, ma poi ad un certo punto la femmina scoppia a piangere, il maschio si gira dall’altra parte nei migliori dei casi, altrimenti da calci agli zaini o butta in aria libri e quaderni e continua ad inveire ignorando quello che succede alla compagna. Messi gli uni di fronte agli altri, con questo sistema, se una compagna piange per qualcosa che hai detto o fatto, tu “sei costretto” a vederla. Sei messo di fronte ad uno stato d’animo che hai provocato. Mi è capitato. Il ragazzino si è bloccato: “No, ma perché piangi? Guarda che io non ti volevo far piangere. Spiegami cosa ti ha offeso”.
    - prima di far iniziare il tutto, dopo aver spiegato le regole, ho fatto fare loro un giro, partendo da me, in cui dichiaravano “Io sono [nome]” e si passavano la parola con un tocco. L’ho proposta come prova del tocco e del passarsi parola, ma credo sia importantissimo farlo fare perché è come una dichiarazione di se stessi di fronte a tutti gli altri. Io mi dichiaro, sono una persona, sono qui, sono presente e voi mi riconoscete come tale. Personalmente lo consiglio.
    - invece di un tocco potrebbe essere un oggetto che si passa, a dare la parola a turno, io ho scelto il tocco perché questi ragazzi avevano l’abitudine ad approcci violenti gli uni con gli altri, un tocco è un modo gentile per approcciare l’altro.
    - momenti di crisi ce ne sono stati parecchi…un ragazzino molto problematico che non partecipa mai alle attività di classe, si è alzato ripetutamente, riportato ogni volta a sedersi, per poi uscire definitivamente dal cerchio prendendo a calci uno scatolone che c’era in classe. E con molta violenza. Non ho continuato finché non ha smesso di farlo. Spiegandogli il perché in quel momento non serviva che facesse quella attività. Anche i compagni hanno cercato di convincerlo a rientrare. Alla fine lo ha fatto e non è più uscito dal cerchio. Non ha partecipato, non ha parlato, ma il solo fatto che sia riuscito, alla fine, a rimanere nel cerchio con noi, in silenzio, è stato per lui un obiettivo raggiunto pari se non superiore a quello dei compagni. Quindi non tutti saranno in grado di arrivare allo stesso punto. Ciascuno avrà il suo obiettivo.
    Per altro io veramente ho ancora tanto da imparare, ma credo che per queste esperienze sia l’osservazione che aiuta molto…moltissimo.

    Comunque sia: buone vacanze!

Privacy Policy