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Alessia Va

A ruota libera.

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Oggi finalmente è tornato il sole. Dopo settimane. Non sembrava neanche possibile. Cosi oggi sono tornata nel bosco. Che bello poter di nuovo stare all’aria aperta. Certo, la domenica c’è parecchia gente, in giro. Ma va bene lo stesso. Mi sono davvero rilassata. Credo di poter dire che sto ricominciando a respirare, un pochino. L’ultimo mese e mezzo è stato davvero pesante. Ho imparato a convivere con i frammenti e le sensazioni che mi arrivano da passato. Ho imparato che come arrivano, poi passano. Niente dura per sempre. L’unica cosa che ancora mi rimane da imparare è fare i conti con l’imprevedibilità delle mie reazioni. Che possono essere ogni volta diverse. E basta un niente per innescare il meccanismo. Cosi non è neppure possibile prevedere il come e il quando succederà. A volte, quando sono con gli altri, tremo: succederà ora? E se si, cosa succederà? Come il primo giorno di tirocinio, con i bambini del nido. Era bello, eccitante essere li, ma poi guardavo questi bimbi…le bimbe…e mi vedevo io bambina. E pensavo che avevo più o meno la loro età, e poi me la prendevo con questi pensieri che non erano adatti ne al luogo ne ai bimbi, perché stavo proiettando su di loro qualcosa che era solo mio. È stato difficile.
Poi il secondo giorno più facile….e poi ancora di più…poi non è più successo. Grazie a dio. Ma anche qui, mi chiedo: succederà ancora? Perché se voglio fare dello stare con i bambini il mio lavoro, non posso pensare che succeda ancora. Mi ritrovo, quindi, a cercare strategie per non farlo succedere. Ammesso che sia possibile. A proposito di bimbi: questa è la mia ultima settimana di tirocinio. Già mi mancano.
È possibile allenarsi ai distacchi di questo tipo? Perché credo sarà questo il mio punto debole. Mi affeziono e l’idea di non vederli più, mi mette un groppo in gola. Impari a conoscerli, ad averli intorno. E venerdì sarà l’ultima volta. È vero che poi magari li ritroverò, nel lavoro che spero avrò alla fine di questo percorso. Ma non è detto. E intanto li devo salutare.
Fatto questo sarà il caso che mi concentri anima e corpo sul prossimo esame da dare, ormai in avvicinamento stretto: 11 giugno.
C’è una persona che si è offerta di ospitarmi. Una Cara Persona cui voglio un gran bene, anche se ci siamo viste poche volte. Ma sono quelle cose che senti a pelle. L’idea di stare da lei, ora come non mai, mi rinfranca, rasserena. Eppure ho anche paura. Lo dichiaro vergognandomi ma è cosi. Perché non sono abituata, perché mi sento particolarmente…come dire…esposta…fragile. Nessuno mi vede mai, nella versione “fragile”. La versione che mostro al mondo è quella “forte”. Forse una versione che fa sentire prima di tutto me, al sicuro, certa che se gli altri mi vedono forte, non sentiranno sicuramente il bisogno di avvicinarsi. Nella versione “fragile” invece corro questo incalcolabile rischio. Incalcolabile…già…
Mah! Alla fine però facendo i conti con quello che si rischia a non far mai avvicinare nessuno, non so quale dei due sia il più grave…
Correndo un rischio diverso, potrei scoprire che ne vale la pena…
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