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Alessia Va

Lo scamiciato scozzese...

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Lo scamiciato scozzese. Quel giorno la mamma mi aveva vestita bene perché sarebbero successe tante cose. Alla scuola materna sarebbe venuto il fotografo. Avrebbe immortalato tutti i bimbi, prima insieme, poi uno per uno, un bel primo piano, da portare a casa come ricordo. Poi, finita la giornata, la mamma e il papà sarebbero passati a prendermi, con mio fratello. Saremmo andati
nella grande casa. Eravamo invitati a cena. Cosi, dovevo essere vestita bene. Con quello scamiciato scozzese e una camiciola con il collo ricamato. Io piangevo, quella mattina. Non lo volevo mettere quello scamiciato e non volevo fare la foto e soprattutto…non volevo andare nella grande casa.
Piangevo e pregavo la mia mamma: “Ti prego, per favore, non andiamo, non farmi andare, non voglio andare, ti prego…mamma…non voglio andare…non andiamo….ti prego…” Piangevo e non serviva a niente. Ancora una volta non mi capiva, io una bambina cosi capricciosa, strana, perché mi impuntavo a non volerci andare. Eravamo stati invitati. Mi sarei divertita a giocare con i miei cugini. Era una bella cosa. Non era il caso di piangere. Dovevo smetterla. Alla scuola materna ci sono arrivata che non piangevo più. Ma con un senso di oppressione dentro che non se ne andava.
Le ore passavano e non potevo farci niente…non le potevo fermare. Poi è arrivato il fotografo. I miei compagni tutti allegri e festanti, io terrorizzata. Terrorizzata da un senso di impotenza che mi divorava dal di dentro. Terrorizzata dal non avere vie d’uscita, ma incapace di arrendermi, del tutto a quel senso di immobilità. Possibile che non ci fosse via d’uscita, possibile che nessuno capisse, venisse in mio aiuto? Scoppiai di nuovo a piangere. Un pianto disperato, arrabbiato, un urlo di dolore. Le maestre non capivano cosa avessi. “Piangi per la foto? Non la vuoi fare?” mi chiedevano. Come spiegare il perché di quelle lacrime, di quei singhiozzi? Come spiegare l’orrore che vedevo avvicinarsi inesorabilmente? Cosi dissi che si, non la volevo fare la foto, non fatemela fare, vi prego, non la voglio fare, non me la fate fare…non voglio fare la foto…e alla fine mi ero convita anche io che il non fare quella foto era il mio problema vitale, che era questione di vita o di morte, che non potevo fare quella foto. Piansi a lungo, finché non ebbi più le forze per farlo. Ma ancora una volta non era servito a nulla. Mi misero in posa, con gli occhi rossi e disperati, e mi fecero un bel primo piano, come avevano fatto a tutti gli altri bambini, che, mi fecero presente, erano stati più bravi di me. Non avevano pianto. Non dormivo mai, alla scuola materna, e stavo con gli adulti, in cucina, a chiacchierare, mentre gli altri erano di là sui lettini, a riposare….ma quel pomeriggio mi aiutarono a togliermi lo scamiciato scozzese, e mi raggomitolai sotto le coperte. Sperando che chiudendo gli occhi, sarebbe scomparso tutto. Dormii ma quando mi svegliai non era cambiato nulla. La mamma era venuta a prendermi con il papà e mio fratello. Tutti vestiti bene. Tutti pronti per andare nella grande casa. Non avevo più lacrime, non avevo più energie. Potevo solo guardare, dal finestrino, l’avvicinarsi della facciata, dietro il cancello, sempre di più…più vicina…ancora più vicina…vicinissima…eravamo arrivati. Mio fratello, era già sparito, insieme ai miei cugini, a giocare a pallone, in giardino. Io stavo appiccicata alla mamma e al papà. Non li avrei abbandonati un solo istante. Era la mia unica salvezza. Entrando nella grande casa, siamo passati lungo il corridoio proprio mentre si apriva la porta del loro appartamento. Erano felici di vederci. Saluti. Baci, abbracci. Io cercavo di sparire dietro il vestito della mamma. Siamo stati un po’ cosi, mentre parlavano, di tutto e di niente. Poi una richiesta...

…“vieni un attimo di sopra con me, ti devo fare vedere una cosa” e mia madre che si allontana, mentre mio padre la segue e mi dice se voglio andare anche io. “Ma no” dice lui “lasciala qui. Tanto alla cena manca ancora un po’ di tempo. Andiamo in giardino con gli altri. La faccio giocare un po’”. Il tono premuroso, inganna solo gli altri. Lo so che genere di gioco vuole fare. Dio se lo so. E non voglio. Non ancora. Non un'altra volta. Non di nuovo. Mi manca il respiro e mi attacco al mio papà. Ti prego papà portami via con te, non lasciami qui…ti prego…ma non le dico quelle parole, non mi escono. Il papà mi guarda come se non capisse…mi chiede “Non vuoi restare con A.? Noi torniamo subito”. La mamma si volta e mi dice: “Si, dai, cosa vieni a fare su con noi. Vai in giardino cosi ti diverti”. È la fine. Sono in trappola. A. mi prende per una mano e mi fa entrare nell’appartamento. Inutile dire che non voglio, inutile anche piangere, perché tanto se piango lui non si ferma, ma poi vuole cambiare gioco e quando cambia gioco è anche peggio. È gentile. Sa esserlo molto con le parole. Ma quello che mi fa non corrisponde. La bocca si muove per dire cose che non ritrovo sul mio corpo. I gesti producono esiti difformi dalle intenzioni dichiarate. E io sono in trappola. Poi, quando si ritiene soddisfatto, usciamo davvero, in giardino. Mi mette sull’altalena, e la spinge. Sorride, mi racconta delle cose, ma io neanche le sento. Vado su…e giù…su quella altalena che si allontana e si avvicina al suolo, in un ritmo ipnotico e sempre uguale a se stesso…come la mia vita…i miei giorni…quello che succede ogni volta che vado in quella grande casa…ogni volta sempre uguale, senza possibilità di scampo. Perché nessuno mi verrà a salvare. Nessuno può capire quello che sto passando…nessuno riesce ad ascoltare…
“E poi…lo sai, vero? Non lo devi dire a nessuno. Sarà il nostro segreto”

Frammenti. Di ore, giorni, anni…frammenti di sensazioni, frammenti di immagini. Fotografie.
Il puzzle che si ricompone.
Non avevo mai collegato quei frammenti, che fanno parte di questa storia, pensando appartenessero a momenti diversi. Convincendomi che erano solo…sensazioni…e nulla più.
Ma le sensazioni non sono…”solo”.
E i frammenti si scopre che spesso corrispondono.

Oggi ho ritrovato quella foto.

Updated 23-04-2010 at 16.18.09 by Alessia Va

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Commenti

  1. L'avatar di willy61
    E' diffiicile leggerti senza piangere.

    Buona vita
    Guglielmo
  2. L'avatar di Morgana-z
    Portare da soli un segreto sulle spalle è devastante...ti offro una spalla...usala, se vuoi. Per piangerci su, per picchiarci contro oppure per dividere questo peso.
  3. L'avatar di Alessia Va
    Ho cercato le parole per rispondervi.
    Faccio fatica a trovarle.
    Alla fine il problema non sono neppure io...che ora sto facendo il mio percorso.
    Ma tutti quei bambini che vivono, ora, adesso, questo orrore.
    Non so...spero si capisca quello che si prova, in queste situazioni.
    Voglio che si capisca.
    Qualcuno li deve...salvare...
    Updated 26-04-2010 at 12.44.25 by Alessia Va

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