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Alessia Va

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…della giornata.
Ormai, questo, che è diventato il diario di questo mio viaggio, raccoglie
tutto…o quanto meno la parte, di quel tutto, che mi serve per sistemare le
idee. Perché “tutto” non ci può stare. E neppure avrebbe senso.
A conclusione di questa serata, e delle ore precedenti, una considerazione,
sulla quale varrà la pena riflettere.
Continuo a chiedermi “possibile che i miei genitori non si fossero accorti di nulla?”
ma forse è una domanda che non ha ragione di esistere.
E la risposta è molto più semplice del previsto:
non è che non si sono accorti di nulla. Sapevano e non hanno mai detto nulla.
Che è diverso.
È una “accusa” molto grave, me ne rendo conto, ma non nasce dal…nulla…
L’appartamento di lui…il mostro, lo stronzo…come volete…lui, insomma, faceva parte di una grande casa.
Una grande casa padronale. Una bella casa, dove vivevano tre famiglie.
Famiglie tutte imparentate, ovviamente, e tutte molto benestanti. Proprietari di una
azienda fiorente, che produceva bigiotteria e affini. Non che noi fossimo poveri,
si stava bene, si viveva decorosamente, ma certo loro, a confronto, erano ricchi.
Stra…ricchi.
Mia madre, che ha sempre lavorato come sarta, anche per loro, si portava a casa del lavoro da fare. Per arrotondare.
Piccoli monili, mollette, queste cose…da assemblare.
Quel lavoro era importante. Perché era una fonte economica sicura, perché erano parenti,
e quindi non sarebbe mai venuto a mancare…
…a meno di…
Uno scandalo?
A meno di ribellarsi a quello che lui poteva aver fatto/faceva alla figlia?
Perché assumere le difese della figlia voleva dire rompere, con questa grande,
ricca, famiglia.
Non ci sarebbe stata altra via.
E quel lavoro, cosi sicuro e ben retribuito?
E poi…
Ricordo di una volta in cui mi hanno lasciato sola, ad aspettare, fuori la grande casa.
C’era una fontana con dei pesci rossi, fuori la grande casa.
Mi hanno detto di aspettare li. Che non dovevo entrare. Loro dovevano parlare.
E ho sempre avuto l’impressione che non dovevo entrare perché dovevano parlare di me.
Ma francamente non ricordo altro…
Solo quei pesci rossi che percorrevano, lenti, sempre lo stesso percorso, attorno alla fontana.
E una profonda tristezza nel considerare cosa avessero potuto fare di cosi grave per meritarsi
una vita di prigione…

Updated 19-04-2010 at 01.57.11 by Alessia Va

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Commenti

  1. L'avatar di paradelta
    posso darti un'altra lettura da mettere accanto alla tua?!

    "se non vedo non esiste!"

    ti abbraccio

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