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Alessia Va

Il bambino perfetto...

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Non ho letto che poche pagine del libro di Alba Marcoli, ma già mi ci ritrovo pienamente.
Sto facendo un lavoro, un percorso, un corso, per poi lavorare con i bimbi…
E quando si fa un lavoro, un percorso di questo tipo, è si lavorare e percorrere la strada dei bimbi che andremo a sostenere, accompagnare, nel loro viaggio, ma è insieme e forse soprattutto ripercorrere la nostra infanzia, prendendo per mano il bimbo che siamo stati e che ancora siamo, in un angolino, in fondo, dentro di noi.
Spesso non siamo consapevoli che questo bambino c’è ancora.
E se siamo persone che lavorano/stanno a contatto con i bambini rischiamo di proiettarlo su di loro, soffocando il bambino che invece loro, sono…unico e irripetibile. Con i suoi bisogni e i suoi desideri. Con le sue gioie e sofferenze, che sono sue e solo sue.
Ecco perché è cosi importante lavorare su di noi.
Ed ecco perché, questo percorso che sto facendo, è doppiamente impegnativo, bello, intenso e nutriente.
Poche sere fa, poche pagine di questo libro, che mi hanno toccata…
Stasera, una serata del corso particolarmente ricca, intensa, piena colma di cose, emozioni, sensazioni…

Il bambino perfetto.
O forse, visto che si parla di me, la bambina perfetta.
Quello che non bisognerebbe mai chiedere ad un bambino di diventare.
La bambina ideale.
L’immagine costruita di qualcuno che non c’è e non esiste se non nell’immaginazione di un genitore.
Questa sono stata, e ancora sono, per certi versi, io.
Una immagine ideale, idilliaca, che non è mai esistita.
Io. La bambina sempre brava di cui ci si poteva fidare.
La bambina che si preoccupava sempre di come stava la sua mamma,
e se la vedeva triste, preoccupata, se la vedeva stare male, pensava subito
a cosa poteva fare per farla stare meglio. Si sentiva responsabile.
Si chiedeva se per caso avesse fatto qualcosa o detto qualcosa che aveva
reso triste, arrabbiata, preoccupata la mamma…e anche se magari la mamma
era triste, preoccupata, arrabbiata per dei motivi che non c’entravano niente
con questa bambina perfetta, lei pensava, per la maggior parte del tempo, che poteva
essere colpa sua. Che non era stata abbastanza attenta a rispondere ai bisogni della
mamma.
La bambina…rispondere ai bisogni della mamma.
Quando invece era la mamma a dover rispondere ai suoi di bisogni.
La bambina lo sapeva, lo sentiva questo, dentro di se, ma pensava che in fondo
non erano cosi importanti, i suoi di bisogni. Mentre invece quelli della mamma si.
Perché la mamma soffriva.
Una bambina cosi intelligente, cosi giudiziosa.
E mentre le altre bambine, crescendo, da adolescenti, sfidavano i genitori e in particolare la madre, questa brava bambina che ora era una brava ragazzina non se lo poteva permettere.
Avrebbe finito con il dare un dolore troppo grande ai suoi genitori di cui era responsabile.
E la mamma che soffriva cosi tanto, non lo avrebbe sopportato.
E mentre le ragazzine adolescenti, le altre, facevano le loro prime esperienze sentimentali,
si misuravano con il loro diventare adulte, e madri a loro volta, la brava ragazzina adolescente,
stava il più possibile vicino alla sua mamma, per cercare di lenire il suo dolore.
Non stupisce che, in una situazione del genere, quella bambina perfetta si sia tenuta dentro tante cose. Che non sia riuscita a raccontare dei suoi dolori, delle sue ferite.
Che abbia sempre pensato di dover proteggere…i suoi genitori prima…la sua mamma in particolare…e poi anche gli altri… tutti gli altri.
Che sia diventata una abitudine.
Questa era sempre stata la sua vita: proteggere.
Ma a proteggere lei, chi ci aveva pensato?
Questa è una cosa che, la bambina perfetta, non aveva mai considerato.
Semplicemente perché lei era sempre stata perfetta, agli occhi degli altri. E dunque,
come poteva avere bisogno di protezione, se era perfetta?
E come poteva chiedere agli altri, che sentiva di dover proteggere, e quindi più fragili di lei,
una protezione che proprio per questi motivi era certa che non avrebbe mai ottenuto?
La bambina perfetta lo sapeva, dentro di se, di non esserlo affatto.
Ha pianto tante volte, la bambina perfetta, la sua solitudine e le cose che le facevano male.
Ma questo nessuno l’ha mai saputo.
Perché quando appiccichiamo a un bambino l’etichetta della perfezione, sulla quale sono incisi i
tratti di quella immagine ideale, lo condanniamo alla perdita della sua infanzia.
Un bambino ha diritto ad avere paura, e ad essere rassicurato. Ad essere triste e ad essere consolato. Ad essere insicuro e ad essere incoraggiato. A sbagliare e a sentirsi libero di farlo. Perché si impara anche cosi. Ha diritto ad essere protetto. Ha diritto ad essere se stesso.
Volevo scrivere mille altre cose, ma mi fermo qui.
È davvero una serata di emozione…
Forte…

Updated 14-04-2010 at 00.45.11 by Alessia Va

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