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Alessia Va

Oblio/Memoria

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Chi può dimenticare è salvo
Memoria del trauma e romanzo esistenziale


Mentre il Trauma può essere
l'inferno sulla terra,
il trauma risolto è il dono degli dei,
un viaggio eroico che
appartiene ad ognuno di noi

Peter A. Levine



Il Mito di Mnemosine narra delle anime dei defunti che bevevano dal fiume Lete e dimenticavano la propria vita passata.
Proust, che apre enormi prospettive al linguaggio narrativo moderno, parla delle intermittenze del cuore e della ricomposizione del passato sul piano di un presente assoluto, grazie alle pure risorse della "MEMORIA INVOLONTARIA".

Infatti, egli descrive l'assenza non lineare e non razionale della memoria (MEMORIA OBLIOSA: ".....Chi può dimenticare è salvo"), come fonte di salvezza, la quale si ricostruisce difensivamente.

La ricostruzione fa sì che si assimili la memoria alla NARRAZIONE con l'attribuzione di significato, finalizzata al riemergere di contenuti affettivi ed emozionali legati al contenuto cognitivo.
Nel divenire quotidiano dell'esistenza umana, i ricordi vengono continuamente rielaborati, e non sono mai gli stessi (il ricordo di uno stesso evento risalente a dieci anni fa, non è uguale a quello che del medesimo evento abbiamo oggi).

Marcel Proust
La continua rielaborazione dei ricordi, porta dunque alla ricostruzione narrativa dell'esistenza.
Per Proust tale rielaborazione si fonda sulla rievocazione o ripresentazione del ricordo, che diventa ricostruzione.
La ricerca della nostra continuità esistenziale avviene nel momento in cui ricostruiamo ciò che siamo stati, siamo e saremo.
Nel momento in cui andiamo a rivedere ed a rivivere il tempo passato (attraverso la rievocazione), proprio nell'istante in cui rievochiamo, il tempo non è più passato, ma diviene presente e futuribile.
Attraverso la memoria passa la rielaborazione del trauma.
Trovare la forza di attraversare i ricordi, mediante il rievocare ed il rivivere, vuol dire avere la forza di ricostruire narrativamente la propria storia, dandole un nuovo significato, cercando di dare un senso talvolta al dolore più insensato.




Anche LA TIGRE più triste o sedata,
a volte è costretta ad ATTRAVERSARE IL SUO CERCHIO DI FUOCO.
Chi può dimenticare è salvo.
Ma chi attraversa il proprio cerchio di fuoco
è SALVO e CONSAPEVOLE.



Lotta contro le proprie resistenze e paure, contro i ricordi post-traumatici intrusivi ed i fantasmi del passato, per uscirne più forte.

Certe esperienze non si possono mai dimenticare, possono soltanto essere affrontate e superate. Le strategie di "coping" si fondano sul tollerare, sopportare, resistere per farcela. Per gettarsi alle spalle uno shock, bisogna prima imparare a tenerlo nella testa e resistere, parlarne, dargli un significato ed infine elaborarlo. Il sopravvissuto al trauma chiede, a chi si prende cura di lui, di ricomporre i frammenti, di ricostruire una storia, di dare un senso ai suoi sintomi di oggi alla luce degli eventi di ieri. Guarire dal trauma vuol dire anche ristabilire i legami tra pubblico e privato, tra individuo e comunità, e soprattutto tra donne e uomini.

La psicoterapia delle vittime di traumi contempla le seguenti fasi fondamentali della guarigione:
1) costituzione di un saldo senso di sicurezza, consolidante l'identità, il senso del sé, la fiducia, le risorse e l'auto-stima, mediante l'attivazione delle parti sane;
2) ricostruzione della storia del trauma;
3) ricostituzione dei legami con la comunità.


Il sopravvissuto al trauma chiede, a chi se ne prende cura, di ricomporre i frammenti, di ricostruire una storia, di dare senso e significato ai suoi sintomi di oggi, alla luce degli eventi traumatici di ieri. Freud, in un ambito teorico fondato sul determinismo psichico, parla di processi mentali della prima fase, che ricoprono e deformano nella memoria i processi mentali della seconda fase.
Il possibile influsso di uno sconvolgimento emotivo su disturbi della memoria riguardanti impressioni occorse prima e durante il periodo critico ("rimozione" intervenuta dopo il trauma), può provocare un sentimento di estraniazione.


I vari meccanismi di difesa decritti da Freud, tra cui fondamentale è proprio la rimozione, hanno in comune la caratteristica di deformare la coscienza dell'individuo in modo da prevenire o alleviare il dolore e l'angoscia generati da una realistica consapevolezza del suo ambiente o delle sue idee, emozioni e sentimenti.

In tal caso, il disturbo della memoria interviene come FALSIFICAZIONE DEL PASSATO.

SOGGETTO-» PERCEZIONE della -» REALTÀ che diventa-» RICORDO attraverso la-» MEMORIA

I contenuti della memoria possono subire e/o attivare vari meccanismi di difesa (tra i quali il principale è la rimozione) che determinano una distorsione della percezione della realtà. Tali contenuti sono selezionati e determinati in base alla strutturazione di personalità del soggetto, ovvero in base alla sua configurazione psichica.

La memoria diviene quindi, giorno dopo giorno, un basilare strumento di conoscenza, ed il vissuto esistenziale attraverso i ricordi genera nel soggetto la storia della propria vita, cioè il romanzo narrativo individuale.

Infatti, costituendo la mente anche un filtro nei confronti della realtà, il funzionamento mnesico, vincolato ai vissuti soggettivi, determina la conoscenza del mondo che ci circonda, in quanto dà un significato particolare sia alla realtà esterna (cose, situazioni, eventi) che alla realtà interiore (desideri, bisogni, pulsioni, sentimenti, emozioni, etc).

La realtà interna, attraverso il sovrainvestimento di certi eventi, crea una percezione invalidata o arricchita, andando così ad influire sulla visione del mondo, che poi struttura a sua volta il ricordo.

Il recupero dei ricordi risulta alquanto complesso e difficile quando i ricordi sono rimossi o repressi; in questa evenienza, essi costituiscono di frequente causa di psicopatologia. I ricordi repressi, infatti, sono spesso la causa dei sintomi ed al contempo attivano le difese contro se stessi.

Freud, cercando di operare una verifica clinica delle ipotesi teoriche, formulò la TEORIA DEL TRAUMA (REALE), la quale in seguito si configurò come TEORIA DEL TRAUMA (MENTALE) fondata su miti e fantasie ad alto valore simbolico. Il significato dei ricordi repressi si connette al RUOLO DEL TRAUMA nella formazione della psiche e nella creazione della psicopatologia.

Per Freud, la riemersione di contenuti affettivi ed emozionali relativi ad un evento traumatico, origina il ricordo doloroso, che di solito viene rimosso a causa della potente carica emotiva della memoria. I fenomeni nevrotici sono il diretto risultato della rappresentazione e/o riproduzione dell'evento traumatico.

I ricordi post-traumatici sono detti "intrusivi", e sono la fonte prevalente della sofferenza connessa al trauma. Infatti, in presenza di ricordi dolorosi o carichi di emozione, sorge la difficoltà a rievocare la traccia mnestica e la relativa carica affettiva. Breuer e Freud sono ricorsi all'ipnosi per aiutare i loro pazienti a liberarsi dei ricordi patologici. Ciò ha costituito un processo definito "ablazione", cioè il vivido richiamo dei ricordi e delle emozioni di un evento passato, prima represso.

Il meccanismo di difesa della repressione è cosciente, quello della rimozione è inconscio. La nevrosi non risulterebbe per Freud determinata tanto dal trauma in sé, quanto piuttosto dalla difesa contro la rievocazione del ricordo del trauma e dei suoi effetti. Nella rimozione di idee a contenuto traumatico o sgradevole dalla coscienza, si rivela la forza del legame tra memoria, emozione ed affettività. In ambito clinico, per Freud la resistenza a ricordare è una prova che le forze psichiche operano per mantenere il contenuto mentale doloroso al di fuori della coscienza del soggetto. Anche gli affetti, le idee ed i ricordi repressi esercitano il proprio effetto mediante i sintomi, che esprimono simbolicamente ciò che deve restare inconscio: in un singolo simbolo avviene la "condensazione", cioè la rappresentazione di idee multiple, ricordi ed affetti.

La percezione della realtà si attua attraverso immagini mnesiche, ed i sogni costituiscono un accesso speciale ai ricordi ed ai sentimenti inconsci; il contenuto onirico consiste nell'espressione di desideri inconsci, con i ricordi d'infanzia ad essi associati, e/o di angoscia.

Judith Lewis Herman
Come incisivamente descritto da Judith Lewis Herman, professoressa associata di Psichiatria alla Facoltà di Medicina dell'Università di Harvard , la quale si occupa di vittime di violenza, dopo un'esperienza traumatica, il sistema umano di autoconservazione determina uno stato di allerta permanente, come se il pericolo o l'evento da shock potessero ripresentarsi in qualunque momento.

La Herman affronta e sottolinea ciò che accomuna le donne maltrattate e violentate ai veterani di guerra, ai prigionieri politici, ai sopravvissuti ai campi di concentramento (come Primo Levi), evidenziando le modalità dell'adattamento umano agli eventi traumatici.

Primo LeviRicordiamo il suicidio di Primo Levi, probabilmente da ascriversi alla condizione depressiva collegata ad una sindrome da stress post-traumatico con flashback e ricordi intrusivi, oltre che alla delusione per l'insensibilità delle giovani generazioni nei confronti della tragedia dell'Olocausto, narrata con sofferto distacco emotivo nel racconto autobiografico "Se questo è un uomo"(1958).

Ebreo come Freud, egli non riusciva a dimenticare il proprio vissuto traumatico, talmente intenso e protratto nel tempo che i ricordi, troppo dolorosi ed angoscianti, di continuo riaffioravano durante la quotidianità. La genesi di tale suicidio è quindi, sotto questo profilo, analoga a quella di molte donne, vittime di violenza, che non vedono alcuna via d'uscita alla fine del tunnel.

Se non viene offerta alle vittime di traumi la possibilità di entrare in contatto con la propria esperienza traumatica ed elaborarla esprimendo all'esterno ansie, paure, dolore, insicurezza e rabbia, si consolidano, nel corso del tempo, seri disturbi.


Viktor Frankl scriveva: "L'Emozione del dolore cessa di essere sofferenza non appena abbiamo una chiara e precisa immagine di essa".


Le conseguenze di un trauma sono il risultato dell'interazione tra l'evento stressante ( "stressor ") ed il soggetto che lo subisce, il quale, naturalmente, ha una storia antecedente al trauma ed una propria strutturazione di personalità.

Il processo di guarigione dal trauma parte dallo scongelamento graduale dell'immensa energia bloccata nel sistema nervoso, permettendo alla reazione di sopravvivenza di completarsi (come negli animali) in modo naturale, ed ai sintomi di risolversi.


Ciò passa dalla valorizzazione delle risorse e della resilienza del SNC (Sistema Nervoso Centrale), oltre che dal rilevare, titolare e dare continuità all'esperienza vissuta attraverso il "felt sense", la sensazione sentita.
Integrando gli elementi esperienziali si ristabilisce un'auto-regolazione creativa.

Si procede all'identificazione, normalizzazione e stabilizzazione delle reazioni traumatiche, separando la paura dall'immobilità:
- si evita il pericolo di una riattivazione del trauma e della falsa memoria;
- si ristabiliscono e si mantengono confini sani;
- si esaminano le proprietà di "riconversione" e si stabilizzano in seguitò le competenze di rinegoziazione del trauma (shocks traumatici e traumi emozionali).
Metabolizzare il trauma non vuol dire tanto riviverlo, quanto invece elaborazione e rielaborazione, integrazione, riconversione e ri-negoziazione...

Ricordate tutti "La vita è bella" di Roberto Benigni?

Nel film-capolavoro, ormai "cult", a fronte di un' atroce realtà traumatica (simboleggiata da una montagna di scheletrici corpi inerti, percepiti per una frazione di secondo), viene elaborata un'originale strategia di coping e di reselience, finalizzata a rendere il figlioletto del protagonista, attraverso le delicate immagini di una rappresentazione ludica (ideata e mantenuta con grande humour), capace di affrontare la prigionia nel campo di concentramento come fosse un gioco collettivo.


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