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Alessia Va

Ancora parole di sfogo...

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L’immagine si definisce.
Come se “l’invenzione” potesse avere
Una trama precisa, giorno, luogo ed ora.
Posso ancora chiamarla tale?
Il giorno del battesimo.
Di suo figlio.
Di tre anni più piccolo di me.
Il mio vestitino a fiorellini rossi.
Il respiro si blocca,
come a ricevere un pugno nello stomaco,
quando arriva, nitida, la consapevolezza
dei dettagli.
Ti spaccherei la faccia se fossi qui,ora.
Giuro che lo farei.
Mi verrebbe voglia di salire in macchina,
suonare al tuo campanello, e dirti tutto quello
che non ti ho mai detto.
Affrontarti.
Fartele dire, certe cose.

E poi quella notizia...che se è vera fa spavento.
Ma non per la notizia in se, purtroppo che queste
cose succedano è una realtà.
È per quello che è uscito dalla tua bocca, tu mamma, che dovresti,
come donna, se lo sei, capire, o almeno sforzarti di farlo.
“Se nessuno si è accorto di niente è perché non ha neanche
urlato. E se non ha urlato vuol dire che era consenziente”.
Ma ti senti? Ti ascolti quando parli?
Io, stasera, ho urlato.
Incredula nel sentire le tue parole.
“Se una ragazza non urla non vuol dire che è consenziente!!!
C’è la paura, che ti toglie la voce, e il fiato. E la vergogna
che ti congela come a sparire, annullarti…”
Improvvisa mi ha colto una consapevolezza, più che un dubbio:
forse è questo che hai sempre pensato di me.
Che ero consenziente.
Visto che non ho urlato.
Non ho parlato.
Non mi sono ribellata.
Forse hai anche pensato che mi sia piaciuto.
Credi questo di tua figlia.
Mio dio…
Tu credi questo…
Non so dire se sia peggio vederti per quella che sei o aver sopportato per anni comportamenti che non mi sapevo spiegare…
Ma che forse ora trovano una loro ragione esistenziale.
E con questo buona notte,
cara mamma,
spero tu possa dormire.
Io non so.
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