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darcylia

E continua, continua, continua.....

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Continuo ad andare avanti.
Vado con passo e andatura svariati: a volte zampetto e saltello con un sorrisone sulle labbra, oppure cammino in fretta, testa bassa, attenta a dove metto i piedi, oppure al diavolo dove metto i piedi, alzo la testa e guardo tutti quelli che mi stanno attorno, che camminano in senso opposto, che mi guardano distratti o con occhi straniti (chissà che vedono di così strano o particolare), o ancora cammino calma e tranquilla, assorta nei miei pensieri......ma molto spesso arranco.
Soprattutto ultimamente. Come se fossi in salita o in un percorso ad ostacoli.
La pendenza c'è e si sente ma in fondo non dovrebbe preoccuparmi più di tanto: so che c'è sempre un po' di salita e soprattutto dopo una salita c'è sempre una discesa (la montagna insegna).
Quello che più mi da' filo da torcere sono gli ostacoli: ostacoli "naturali", che prima o poi si incontrano sempre in qualsiasi percorso; ostacoli che mi creo io dal nulla, perchè non mi faccio mai mancare niente, eh! (peccato perchè mi basterebbe un po' di ragionamento in più per evitare di crearmene ).
E in particolare ostacoli che scopro di avere e che prima non vedevo. Questi sono i più difficili da superare e non solo perchè ti si presentano/li scopri quando meno te lo aspetti, ma soprattutto perchè riguardano TE, il tuo più intimo Io.
E lì sono cazzi amari (alè, una botta di francesismo ci sta sempre bene, dato il mio umore attuale).
Ultimamente ne ho trovati un bel po'.
Li sto scoprendo a poco a poco, della serie "Non c'è due senza tre....e il quarto vien da se....e il quinto c'è e non c'è...." Più che altro ci sto sbattendo contro; ogni colpo mi tramortisce un po' e mi deprime perchè so che devo superarli, che non posso aggirarli, ma allo stesso tempo sento di non avere il coraggio e neppure le forze per farlo.
Ed ecco che la prima reazione che scatta è il pianto: per lo sconforto, per la presa di coscienza del passo che devo fare.... Patetico, vero, ma è un modo per scaricare l'emotività che spesso cerco di reprimere. Quel nodo in gola che a volte provo parlando con la mia sorellina o con il mio fratellone acquisiti, e che ogni volta cerco di nascondere loro.
Perchè il pianto è qualcosa di così personale, intimo.
E' mio, e non voglio che nessun altro lo veda o mi veda piangere. E' un mio sfogo.
Passate le lacrime però bisogna muoversi, rimboccarsi le maniche.
Lo posso fare solo io, non c'è nessuno che possa sostituirmi. So che posso contare su Giulian, la mia sorellina (che sanno ascoltarmi e starmi accanto come nessun'altra persona), il mio fratellone.....ma alla fine gli ostacoli sono *miei*, solo io posso superarli.
Perchè posso. Almeno credo, anche se di ottimismo in questo momento ne ho proprio poco. Anche se so che farò fatica e non poca perchè mi ritrovo ancora a combattere con il mio carattere, la mia personalità, il mio modo di fare....e so che dovrò apportare qualche modifica. Il chè non significa diventare una persona diversa: credo che significhi più semplicemente crescere.

Certo che è impressionante.....proprio tutto adesso!!!!
Porca miseria che tempismo.
Lo studio per l'EdS (che francamente non sta andando proprio a meraviglia anzi....), le discussioni in famiglia (ecco un'altro punto su cui dovrò lavorarci....temo), varie discussioni con amici (alcune non proprio "tranquille")....ed ecco che i nodi vengono al pettine.
Vabbè che un fattore scatenante ci deve essere, ma cavolo almeno uno per volta, non tutti assieme!!!!!
Ma forse.....qualche passettino utile lo sto facendo. Non è così doloroso come credevo e allo stesso tempo è alquanto inaspettato.

Non me lo sarei mai immaginata che grazie ad un laboratorio di danza come quello che sto facendo (N.d.R. lab di danze africane) avrei iniziato a pensare e lavorare sul mio corpo.
Perchè in fondo la danza, di qualsiasi tipo o forma sia, è un prendere contatto e coscienza del proprio corpo e dialogarci, ascoltarlo, osservarlo per permettergli di esprimersi al meglio e come più crede e può. Me ne sto rendendo conto volta per volta.
E pian piano scarico paure, vergogne, timidezze per lasciare posto all'espressione di me stessa, alla voglia di fare e di essere me stessa anche attraverso il mio corpo e la sua forma.
Tutto questo grazie all'aiuto di due alcuni miei amici (Gianfranco, che mi ha consigliato, e Michela e la sua amica Cristina che stanno condividendo questa esperienza con me) e della musica che accompagna il tutto.
Il ritmo dello djembé e dei tamburi emana una forza indescrivibile....sentire il terreno vibrare sotto i piedi....è quasi impossibile restare fermi. Deve scorrere dentro, per tutto il corpo. E' energia.

Continuo a camminare. A volte anche a passo di danza.
E anche se lentamente vado avanti.
Per lo meno ci provo.



*Parata Par Tòt 2007*





21-04-2007 01:58
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