• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
View RSS Feed

Alessia Va

Indietro nel tempo....

Vota questo post
Seduta n°7 di Rebirthing – 10 febbraio 2010

Mi sdraio sul materassino. Tu mi parli e dopo poche parole ho già capito dove mi vuoi portare…te lo leggo nella testa. Siamo solo a “il tuo corpo si stacca dal materassino” e ho già capito. Vuoi farmi rivivere tutto. L’incarnazione. Il concepimento. La vita dentro la pancia della mamma. Il parto. E qualcosa dentro di me si protende per chiudersi. Non vuole. Ma il respiro mi porta con se e non c’è modo di fermare il flusso. Cosi sono in alto, molto in alto. Sopra ogni cosa. Lontano dal pianeta e da tutto quello che contiene. Sono cosi lontano da tutto che vorrei restare qui per sempre. In questa luce bellissima che conosco cosi bene. Ma ancora una volta il respiro mi porta con se e non c’è modo di fermare il flusso. Cosi ora sono di nuovo in volo radente, in abbassamento verso il pianeta.
La tua voce mi accompagna ma è il respiro che guida. Lui decide dove andare. E non mi lascia…scampo. Sto scendendo sempre più in basso. Ora osservo le persone da vicino. Si vede bene, da questo punto di osservazione, ogni cosa. Il futuro si dispiega con chiarezza tutto attorno. Perché il futuro non è davanti. Ma tutto attorno. Cosi come il passato e il presente. Tutto attorno. Tutto attorno a me. E tutto si vede chiaramente. Cosi ora posso vedere chiaramente quello che mi potrà essere utile nel mio viaggio qui, su questa terra. Questo nuovo viaggio che porta con se il passato appena trascorso. Ma ancora qui, tutto attorno. Un filo invisibile lega passato e futuro attraverso questo presente che sento vivo e intenso. Qui c’è tutto quello che mi serve. In questo presente espanso. Mia madre. Mio padre. Li guardo e li osservo bene. Due fra tanti. Miliardi di persone popolano il pianeta ma solo loro, mia madre e mio padre, hanno quello che mi servirà. Non è ora di incarnarmi ora, è ancora presto, ma li osservo. Li studio. Devo capire cosa mi aspetta. Mia madre ha quello che io non ho. Ciò che mi serve imparare. Quello che mi manca. Scelgo lei perché le cose che mi mancano sono importanti. E le ritroverò in lei. Mio padre mi darà gli strumenti per crescere, evolvermi, imparare, fare esperienza, vivere. Tutte cose che per me sono molto importanti e per questo scelgo di incarnarmi. Vivere, fare esperienza, imparare, evolvere, crescere. Il mio passato appena concluso si è chiuso con il rifiuto della vita. Ho detto no in modo violento. Forte. Ho scelto io di fare di quella macchina la mia tomba, gettandomi dal dirupo…musica…la musica della danza…la colonna sonora della mia fine. Ho detto di no alla vita. Ora devo imparare a dire di si. Di si con gli strumenti che mio padre soltanto può offrirmi, di si con ciò che mi manca e che imparerò da mia madre. Ecco. Sta arrivando il momento. Mia madre e mio padre fanno l’amore. Si uniscono per concepirmi. Ma…c’è cosi poco amore in questo momento. Cosi poco che vorrei scappare. Tornare indietro. Dove di amore ce n’è tanto. Luce e Amore. Qui ce n’è cosi poco. C’è tensione. Tanta. E questa tensione mi stringe, mi soffoca, mi respinge…Però è il momento e non posso tirarmi indietro. L’ho scelto io. Allora mi faccio forza e mi protendo. Verso la carne. Verso il grembo che mi accoglierà. Ma la tensione è forte. E sento dolore. La carne è dolorosa. Non ricordavo fosse cosi dolorosa. Poi si fermano e ricominciano e poi si fermano. E il tempo si dilata…sembra non finire mai…questo dolore. Ora sono nel grembo di mia madre. E sto crescendo. Le mie cellule si moltiplicano e tutto sommato non si sta male, qui dentro. Non c’è più quella tensione che c’era all’inizio. Sono protetta e al sicuro. Ogni tanto però ci sono delle cose che non capisco. Segnali…messaggi…che non so come interpretare. Mi sembra che questo grembo caldo e accogliente non voglia liberarsi di me. Ma non mi sento nemmeno sicura di poterci stare, qui dentro. È come se non ne avessi il diritto. Strano. In fondo se nessuno vuole liberarsi di me, vuol dire che ho il permesso e quindi anche il diritto di restare qui dentro. Eppure anche no. Non ce l’ho questo diritto. Sento agitazione. Impazienza. Fastidio. Posso crescere, svilupparmi, diventare un bel bambino, ma che lo faccia in fretta. Prima che posso. Perché non ho il diritto di occupare questo spazio. Cerco rifugio in questo spazio caldo e protettivo. Non voglio sentire questa fretta, questa angoscia. Ho bisogno di tempo per crescere bene. Non posso uscire prima del tempo. E cosi mi aggrappo, al mio rifugio. Ho paura. Perché se non ho il diritto di stare qui dentro e devo fare in fretta, e non posso forzare i tempi perché non dipende da me il tempo del mio sviluppo, che diritto avrò di stare la fuori? Forse anche la fuori sarà cosi. Appena arrivata già vorranno che io non ci stia più, li dove sono, perché non è mio diritto. E questo vuol dire essere annullata, annientata, non esistere. Io invece voglio esistere. È per questo che sono qui. È venuto il momento. Sto per nascere.
Hanno dovuto intervenire perché non volevo uscire fuori. Ma tutto sommato non è cosi male uscire da qui. Il parto è veloce e tranquillo. Poi però appena arrivata nel mondo tutto ridiventa strano, e mi spaventa. Sento freddo, un freddo metallico e pesante. E qualcosa di duro sopra di me. Piango, provo a far sentire la mia voce ma non mi sente nessuno. Perché non mi sente nessuno? La mia mamma dov’è? E il mio papà? Ci sono persone che non conosco qui e non so cosa mi stanno facendo. Forse…non ho diritto di stare qui…è quello che pensavo…non ho il diritto di stare qui…
E ho paura…vorrei tornare da dove sono venuta…ma non posso. Ora sono carne nella carne. E non c’è via di scampo. Ho scelto di venire qui. Ma non ho diritto di stare qui. E non so venirne a capo.
La tua voce mi riporta al presente…con fatica…ma il respiro mi porta con se nel suo flusso…e ritorno…
Triste, stanca e con sensazioni cui non so dare voce ne volto…
Mi giro sul fianco e vorrei poter piangere…lasciami andare…per una volta.
Ma non ho il diritto di farlo. Non ho il diritto di stare qui. Non ho il diritto di affidarti la mia vita.
Non posso permettermelo…
E posso permettermelo. Per questo sono qui, con te. Ma qualcosa, dentro, grida che non posso.
Non posso permettermelo.


-----------

Poi la sensazione nello scrivere...
E altri frammenti di un puzzle che si incastrano l'uno all'altro.
Una immagine di un feto...
Morto...
Rifiutato alla vita...
E qualcosa si fa strada da dentro,
da profondità mai ascoltate...
Un urlo straziante...
"se non mi fossi attaccata forte, se non mi fossi avvinghiata forte a te, mamma, anche
io avrei fatto la stessa fine"...

Rimango nel non senso di questo sentire fino ad oggi...conscia che un senso l'avrei sicuramente trovato ma senza sapere dove, ne quando...

oggi...

--------------

Incontro di gruppo – Introduzione al Rebirthing –13 febbraio 2010

Il respiro mi massaggia. Strano termine. Massaggiare. Ma è quello che sento. Come un massaggio che si sposta dentro di me, sui miei organi, le mie viscere, le cellule. L’inspirazione è un onda ascendente, l’espirazione una cascata discendente…e mi massaggiano. È la prima volta che provo una sensazione simile. E un po’ mi spaventa. È nuova. Mi verrebbero come dei singhiozzi mentre inspiro. E lo stesso mentre espiro. Ma non so…li trattengo. Come al solito. Trattengo. E mentre mi rendo conto di farlo mi verrebbe da prendermela con me stessa. Ma lascio correre, riportando l’attenzione sul respiro. Curioso ma stavolta non ho freddo. Sto bene. Sento solo questo massaggio dentro. Piacevole ora. Diventa sempre più piacevole. Se solo lasciassi andare quei singhiozzi nel respiro…che non sono singhiozzi di come quando si piange. No. Sono come tremiti interiori. Non so come spiegare con altri termini. So che si lasciassi andare succederebbe qualcosa. Qualcosa di diverso. Non di brutto o di bello ma semplicemente di diverso. E forse è questo a bloccarmi. Non so. Poi è come essere nuovamente nel grembo materno. Navigo in un mare caldo e denso. C’è spazio. Tanto spazio. Ma ho la sensazione netta di non essere sola. La sensazione che ci sia qualcun altro che occupa questo spazio insieme a me. So che c’è la mia mamma….fuori. che io sono dentro di lei e vivo con lei e grazie a lei. Ma non è questo. Perché la mia mamma è…fuori. Questa presenza è dentro. È qui con me. La sento forte. Come essere due entità in una. Come essere sicuri che non si sarà mai soli. Come sentire una presenza che è parte di te, che sei tu anche se non lo sei.
Però ad un certo punto sento il vuoto. Come se questa presenza non ci fosse più. Prima c’era e ora non c’è più. E mi sento davvero con uno spazio vuoto dove prima c’era questa cosa. Come se mancasse un pezzo stesso del mio corpo. Di me stessa. E per la prima volta mi sento sola. Terribilmente sola. Essere in due e poi tutto finito. Una solitudine straziante.

----------

Possibile che non abbia mai sentito questa cosa?
Possibile che qualcosa di cosi totale, intenso, forte, solo ora riemerga?
Possibile che mi sia dimenticata di quel rapporto cosi intenso? Di come sia finito?
E mille altre domande, più o meno razionali.
Cui però quel dentro in profondità non ha bisogno di prestare attenzione, perchè sa che non servono.
Che sa.
Da sempre....

Quello che avrebbe potuto essere.
E non è, non sarà...mai più.

Eppure è una tristezza che non ferisce.
Perchè spiega.
Risana.
Consola.

Forse ora capisco tante cose....

Categorie
Uncategorized

Commenti

  1. L'avatar di Morgana-z
    ...tesoro....
  2. L'avatar di Alessia Va
    Morgana

    Diversi flash...arrivano...tasselli di un puzzle.
    Il passaggio da quel senso di comunione alla solitudine del poi è stato traumatico. E' un dolore fisico...di più...cellulare.
    Ancora, in strascichi, lo sento.
    O forse sarebbe più corretto dire che lo sento di più...a tratti...di sempre. Perchè in fondo l'ho sempre sentito, senza sapere da dove venisse.
    Flash.
    Fin da piccolissima andavo alla ricerca di contatto fisico...del contatto...
    Ho iniziato presto a parlare....a nove mesi già facevo dei discorsi.
    E tante, tante, volte andavo cercando questo contatto...esperimendomi a parole: "ho bisogno di un contatto fisico"...i miei spesso mi hanno ricordato di quando lo facevo...e delle parole che usavo...quasi fosse una mia debolezza su cui scherzare...
    Ma non era uno scherzo.
    Ora so...comprendo questo bisogno profondo.
    Il bisogno di sentire di nuovo quella unione...di ritrovare quel conforto.
    Perchè quando l'hai provato e ti viene sottratto...

    Nonostante poi abbia un fratello più grande di me di quattro anni ( nel mezzo quattro aborti spontanei ) mi sono sempre sentita figlia unica.
    Può sembrare crudele da dire, ma è cosi.
    Mio fratello è sempre stato un po' ai margini della mia vita.
    Non abbiamo un gran rapporto.
    Ma non perchè ci siamo fatti qualcosa di male o altro.
    Semplicemente è come se fosse distante...
    E curiosamente ho sempre pensato...sentito (pensare è un altro genere di attività)...che avrei potuto avere un fratello diverso. Un fratello vero.

    Flash....
    Considerazioni...

    Buon lavoro.

Privacy Policy