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racname11

La Motivazione

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Sabato,15 Agosto 2009




La sveglia era puntata alle sei in punto.

Ero uscito dal mio torpore notturno già da un pezzo.

La luce che passava dai fori dalle tapparelle abbassate ,mi aveva fatto aprire gli occhi.

Dopo una frazione di secondo mi resi conto in quale mondo stavo,

in quale letto ed in quale città mi trovavo.

Il mio lavoro itinerante , mi portava spesso a pernottare in città diverse

ed ogni volta all’apertura degli occhi , la domanda che mi facevo era

sempre la stessa: ”mi sto svegliando in un letto d’albergo oppure nel letto di casa?




Presa la consapevolezza del luogo in cui mi trovavo , dell’orario , disattivai la sveglia e mi diedi qualche minuto di tempo per realizzare quello che dovevo fare.

Il tempo di fare uscire il caffè dalla caffettiera , ero già pronto con i pantaloncini

corti , la maglietta smanicata e le scarpe da ginnastica.

La faccia immersa sotto l’acqua fresca del lavandino ed il caffè appena uscito

mi avevano completamente svegliato.




Ero pronto per uscire mentre il resto della famiglia dormiva.

Mi presi le chiavi di casa , perché al rientro programmato, di li ad un ora circa,

avrei comunque ritrovato in casa , la situazione invariata e non volevo suonare

il campanello per farmi aprire.

Uscii l’auto dal box e mi diressi verso la litoranea di Ponente , come facevo due volte

alla settimana, da quando ero in ferie.

La citta’ , a quell’ora , era più deserta degli altri giorni.

Quando arrivai al solito posto , dove parcheggiavo l’auto , mi resi conto che c’erano

piu’ auto del solito , ma in giro non si vedeva molta più gente.

Preparai la cuffia ed il lettore mp3, indossai la fascia elastica sulla fronte ,

per assorbire il sudore , inserii gli aggiuntivi da sole sui vetri degli occhiali , chiusi l’auto , avviai il lettore ed ero pronto per partire a piedi , prima a passo veloce , poi correndo leggermente.

Mi inserii nel percorso della pista ciclabile che costeggia la strada che corre parallela

Alla spiaggia , in direzione di Margherita di Savoia.

Diedi uno sguardo veloce verso il mare che dista una trentina di metri dalla strada.

Il sole si era levato da un pezzo. I suoi raggi riflettevano sulle onde.

La mia attenzione fu attirata dalla riva del mare.

Erano montate decine e decine di gazebo una a fianco all’altra

e persone in procinto di montarne altre.

“Eh gia’”, pensai, “oggi è ferragosto e le persone si trattengono a pranzare sulla spiaggia”

Durante il percorso vidi anche alcuni gazebo e tende montate sulla sabbia a ridosso della strada.

Sicuramente avevano trascorso la notte precedente , in spiaggia , in quanto qualcuno era seduto davanti ad un tavolo , sbadigliando ed alzando verso il cielo le braccia tese.

Contrariamente alle altre mattine , poche persone facevano footing.

Cominciai la mia corsa programmata con le gambe incerte ed appesantite.

Sapevo che mi ci voleva qualche minuto per ottenere quella scioltezza

dei muscoli delle gambe necessaria per affrontare il percorso in maniera decisa.

La prima domanda che mi facevo , all’avvio della corsa era sempre la stessa.

Ce la farò a fare tutto il percorso?

A giudicare dalla pesantezza delle gambe, sembrava improbabile.

La consapevolezza , che ero riuscito a farlo le volte precedenti,

mi dava la forza mentale di superare l’incertezza iniziale.

Altri pensieri affollavano la mia mente.




-Quale era la molla che mi faceva alzare presto la mattina?

mettermi in macchina e venire a correre come un deficiente in mezzo alla strada ?

Potevo stare benissimo a letto qualche altra ora , come tanta altra gente comune.

Ed invece no.

Il piacere della sensazione di appagamento del corpo che provavo alla fine della corsa

e soprattutto dopo la doccia ristoratrice , superava il dolore della levataccia fatta

e l’impatto iniziale della corsa con le gambe ancora legate.

Il piacere di vedermi , con i vestiti bagnati di sudore , che assume un’altra tonalità di colore , mentre si estende la zona bagnata, il piacere di vedere la fascia elastica tolta dalla fronte che è possibile strizzare , il piacere della sensazione di bagnato addosso , consapevole che si stanno sciogliendo i grassi oltre che perdere i liquidi.




Quella piacevole sensazione cinestesica di sentire i pori della fronte che si allargano

mentre la goccia di sudore sta prendendo forma e consistenza fino ad essere espulsa.

Tutto ciò mi da la forza di fare footing la mattina presto.

Nel fare questi pensieri ricordai quanto fosse vero cio’ che avevo letto sulla motivazione.

Se vuoi fare muovere un asino , due sono le cose da usare:

la Carota o il Bastone , il Piacere o il dolore.




Per raggiungere un obiettivo, o ti allontani dal dolore , oppure vai verso il piacere.

Quando il piacere è più forte del dolore di non voler cambiare le cose,

allora stai pur certo , che raggiungi il tuo obiettivo.




Se vuoi dimagrire o lo fai per il piacere di stare in uno stato fisico ottimale,

oppure sei costretto a farlo per allontanarti dal dolore che ti ha dato la notizia

di avere qualche valore alto nelle analisi del sangue.




Quando il PERCHE’ e’ abbastanza forte, il COME non e’ mai un problema.




Inoltre la consapevolezza di averlo fatto tante altre volte , mi dava la forza di non desistere davanti alle resistenze iniziali.

Le note di Gigi D’alessio ,incominciavano a far prendere forma ad una canzone gia’ sentita ,mentre muovevo i primi passi.

L’ascolto della musica mi consentiva di spostare la mia concentrazione, il mio focus , dal dolore delle gambe, al brano che usciva dall’auricolare.

La musica è come l’ipnosi.

Ha il potere di farti concentrare fino a dimenticare tutto il resto che ti circonda. Riduce la percezione dei altri sensi .Ti ritrovi a dialogare con te stesso.

Raffiorano alla mente mille pensieri.

Dopo un certo tempo , quando la parte conscia ebbe il sopravvento sulla parte inconscia , uscii da quello stato ipnotico.

Incominciai a prendere consapevolezza del luogo dove ero arrivato in quel momento.

Avevo fatto circa metà della strada senza essermene quasi reso conto.

Era come se mi fossi addormentato.

Sul lato destro della strada c’e il mare , dal lato opposto la campagna con vari accessi ai poderi. La musica mi aveva fatto ignorare tutti i riferimenti stradali.

Durante l’ascolto anche i rumori esterni si erano attenuati.

Non sentivo il rumore del clacson delle auto che sorpassavano , non vedevo le altre persone che incrociavo.

Non percepivo ne odori ne sapori ne sensazioni corporei.

Non avvertivo l’odore acre della sterpaglia che bruciava nei campi , ne la leggera brezza del vento. Questo e’ l’effetto ipnotico della musica.

In quel tratto la strada si avvicina ad un paio di metri dal mare.

Incominciavo a percepire i rumori ambientali.

Sentivo lo sciacquio delle onde che terminavano la loro corsa sulla riva,

il rumore del motore di qualche automobile che incrociavo, i passi di un gruppo di

ragazzi che facevano footing ,che proveniva dalle mie spalle.

Perfino i suoni dei gabbiani.

Avvertivo sulle mie spalle il calore del sole che si alzava sempre di più.

La formazione delle prime goccie di sudore sulla mia fronte.

Nello stesso tempo la mia attenzione si era focalizzata sullo

sforzo fisico che stavo sostenendo.




Potevo sentire il battito cardiaco più accelerato, il respiro più pesante, le gambe più annodate.L’andatura si era fatta più stanca, il corpo si muoveva con qualche incertezza in più. Lo sguardo era rivolto verso il basso.

Ero quasi giunto nel punto in cui il tratto rettilineo della strada si interrompeva.

Diversi anni fa , una mareggiata invernale , fece crollare il successivo tratto di strada

dove il mare andava più a ridosso della strada.

Il percorso che facevo proseguiva a sinistra per circa settecento metri fino allo stop incrociando la strada che porta , a destra, verso il villaggio della Fiumara ed a sinistra verso il cimitero.

Quando non ero particolarmente allenato , Il mio giro di boa era in quel punto

dove si interrompeva la strada rettilinea.

Mentre mi avvicinavo sempre piu’ al percorso più breve , mi chiedevo quale decisione prendere:

proseguire o girare.

In quel mentre, la mia attenzione fu nuovamente attirata dalla musica proveniente dall’auricolare.

Un nuovo brano di Gigi recitava cosi: “Non mollare mai,vedrai che ce la fai”

All’istante , non ebbi più alcun dubbio!

Dovevo proseguire per la rimanente parte del percorso.

Quelle parole , ascoltate al momento giusto, mi spinsero a prendere la decisione giusta.

Improvvisamente la mia fisiologia cambiò. Assunsi un atteggiamento di chi è convinto di dover fare qualcosa , alzai lo sguardo verso l’alto, le spalle all’indietro, diedi più ritmo alle gambe, cercai di controllare e sincronizzare il respiro all’andatura. Muovevo le mani in armonia con il movimento delle gambe.

Mi riscoprii a mettere in pratica, in maniera conscia, ciò che sapevo sulla motivazione.

Mentro correvo verso il traguardo, mentalmente mi ponevo come obiettivo,

raggiungere dei punti di riferimento lungo il percorso.

Poteva essere un alberello visto in lontananza, oppure un’auto parcheggiata,o un cartello stradale.

Raggiunto questo “traguardo parziale”, me ne creavo degli altri.

In tal modo, mentalmente suddividevo l’intero percorso in tante tappe facilmente raggiungibili, allontanando momentaneamente lo sguardo dal traguardo finale ancora lontano.




Il pensiero di vedermi giunto al traguardo, stanco ma appagato, mi dava l’ulteriore energia necessaria per fare l’ultimo sforzo verso la meta programmata.

Updated 18-12-2009 at 18.16.08 by racname11

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