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complicata

Incipit

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C’è una donna seduta sul davanzale di una finestra, dà le spalle alla luce di un grigio pomeriggio di inizio Marzo. Dietro di lei un tetto, il profilo di un campanile e, sotto, un vicolo.
Ha di fronte un pianerottolo grigio quanto il pomeriggio, l’andito di un palazzotto che appare deserto, se non per pochi suoni attutiti che giungono dai piani superiori, qualche porta sbattuta, qualche voce qua e là.E’ una donna che aspetta, vestita del grigio che l’avvolge. Ha un appuntamento, ma non conosce neppure di vista l’uomo che incontrerà, e teme di non sapersi esprimere. Ripassa ciò che dovrà dire, a più riprese, studia per un inizio chiaro, dovrà dire che ha avuto un problema.
Lo scorrere dell’ascensore si ferma un piano sotto, poi vede l’uomo salire le scale, passarle davanti, darle un’occhiata fugace e accennare un saluto. Lo lascia passare senza chiedere niente, incerta.Aspetta l’orario, poi suona, e aspetta ancora che, al di là del vetro della porta interna dello studio, la sagoma indistinta si profili nitida.Solo allora chiede: “Cercavo il dott….”
“E l’ha trovato.”
Ci accordammo per tre sedute, ogni mese, in tre giorni consecutivi, “Questo è quello che posso offrirle” mi disse. Mi pareva eccessivo.
Mi chiese se sapevo che cos’era una psicoterapia, e io risposi di no , perché, che cos’era?
C’era da preoccuparsi, forse? Questo lo pensai subito, con un mezzo sorrisetto fra me e me, ma non troppo.
Sono affezionata agli inizi.

Updated 19-09-2009 at 16.30.47 by complicata

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