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robertoscarponi

Una teoria della mente

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La letteratura sull’argomento ipotizza una teoria della mente nel bambino di 4 anni : <<il bambino di 4 anni ha già sviluppato una teoria della mente ed è in grado di inferire stati mentali non osservabili in se stesso e negli altri e di usare queste attribuzioni per spiegare e predire il comportamento>>. Luigia Camaioni nel suo libro <<La teoria della mente:origini,sviluppo e patologia>> riporta il contributo di Alan M. Leslie, il quale ipotizza un << meccanismo distaccatore>> tra finzione e realtà.
Chi scrive assume che (2005): il bambino potrebbe non avere un meccanismo <<distaccatore>> della realtà per il semplice motivo che anche la realtà è una nostra convenzione che accettiamo dal momento in cui avviene la mediazione comunicativa affettiva, la relativa condivisione di senso, di bisogno nei diversi ambienti e negli infiniti contesti che si determinano lì in quel luogo e in quel momento. Il processo di rappresentazione del bambino, invece, potrebbe essere regolato da una funzione metaforica che ebbi modo di definire in un mio precedente lavoro (dal titolo, La mente e i segni che determinano i processi dell’educazione nel pensiero). Ipotizzai la metafora della vite senza fine (VSF) in quanto essa è sempre in trazione, mantiene la velocità e fa avanzare quei rudimenti codificati, ovvero l’informazione ricevuta. La pelle è già completa dopo le otto settimane di gravidanza. Essa è dotata come la retina, di recettori sensoriali disposti in modo tale da recepire figure e schemi per tradurli in rappresentazioni mentali. Il feto ha un sistema nervoso in grado di trasmettere informazioni sia a mezzo dei messaggeri chimici che di impulsi elettrici. Le informazioni trasmesse dal sistema feto tengono informato il sistema gestante dei cambiamenti che avvengono sia nell’ambiente interno che esterno. Nell’ interazione avvengono composizione e ricomposizione di costellazioni di conoscenza fra ambiente acquatico e ambiente materno relative e suscettibili a cambiamenti sincronizzati, continui e dinamici nel produrre le risposte al miglior adattamento, sotto forma di codici e forme simboliche astratte, costellazioni immaginative o visive tenute a mezzo di una funzione (VSF). Questa è creatrice e regolatrice di velocità del fluire dei segni che delimitano e determinano la corrente di pensiero nelle sue infinite possibili forme, pronte ad accelerare positivamente o negativamente in sincronia dell’elaborazione del materiale immaginativo esperito in una risposta consapevole, comprensibile e funzionale alla nostra capacità di efficacia sull’ambiente.
Nel quadro di un pittore si evidenziano i possibili meccanismi della mente umana e le sue peculiarità universali: la velocità del fluido di pensiero e la necessità di delineare uno spazio esterno anche e solo con uno o pochi segni affinché riusciamo a rappresentarci una forma, una figura o un concetto a mezzo di questi stessi segni peculiari i quali determinano e inviano uno stimolo, che attiva delle operazioni sul nostro elaboratore naturale formando la visione. Questa costellazione di conoscenza riproduce un oggetto esterno come può essere la realtà oggettiva o interno come uno stato d’animo o un prodotto fantastico. Il cervello riceve lo stimolo: segni o combinazione di segni da una situazione (in questo esempio esterna e in presenza di luce) per definire la forma di una figura simbolica, che può sorgere da un miscuglio di segni arbitrari senza significato fino a che solo alcuni di questi si mostrano peculiari al riconoscimento della figura universale o familiare al genere umano. Il flusso di corrente di pensiero sparso sulla tela caratterizza l’ipotesi e per rafforzarla si introducono l’evidenze scaturite dai disegni dei bambini di qualsiasi nazione del mondo i quali attuano tutti la stessa codifica e tutti la processano e la ricombinano con un’unica modalità, la quale li porta alla stessa rappresentazione: segni inizialmente arbitrari e parziali senza ancora un significato condiviso riescono velocemente a farci focalizzare e riconoscere una forma. La figura automobile viene processata e riprodotta in modalità universale dopo averla esperita, e così per tutti gli altri stimoli gestuali, sonori o grafici che formano i vari linguaggi. Una volta interiorizzato il suono, la forma, il suo significato, questi sono riconducibili sempre agli stessi meccanismi universali sottostanti la codifica e il processo <<VSF>> della mente umana, ovvero la decodifica. Leslie ritiene che le proposizioni semantiche hanno una vita propria. Chi scrive invece ritiene che le proposizioni semantiche non hanno una vita propria, ma sono un mezzo comunicativo per rappresentare la creatività del genere umano. Leslie trascura le implicazioni sociologiche e psicologiche del linguaggio. Il nostro cervello necessita una codifica simbolica universale per discriminare e riconoscere quegli elementi distinti e definiti convenzionalmente per elaborare una o più asserzioni per poi passare a un’altra e così di continuo. Non credo ci sia un accesso diretto alla realtà sociale, ma al contrario, credo che questa realtà la costruiamo con gli elementi arbitrari e convenzionalmente condivisi dalla cultura di appartenenza con atto creativo. Quindi la realtà è un processo che si determina con l’elaborazione di elementi arbitrari e convenzionalmente condivisi o non condivisi i quali vengono processati dal sistema in modalità universale: ovvero la codifica dei meccanismi interni avviene ugualmente per tutti gli individui del genere umano, la metafora ipotizzata (VSF) tiene attivo il processo. Il processo sa elaborare anche i segni e i suoni che l’educazione di riferimento definisce convenzionalmente. Questi segni vanno a confluire nella corrente di pensiero formata da informazione implicita ed esplicita e vengono tutti elaborati a velocità molto sostenuta. Sui disegni dei bambini già citati, appartenenti a culture diverse, si evidenzia la differenza dell’esperienza, che è riconducibile alla cultura di appartenenza: un bambino africano disegna il tamburo, mentre un bambino cinese disegna il drago e così via. I bambini sul nostro pianeta sono diversi per cultura ed età, ma non è diversa la modalità di processo della realtà esistente: rappresentazione universale. La percezione di uno stimolo universale ci evidenzia che il meccanismo (VSF) sottostante svolge una funzione univoca della rappresentazione nell’evocazione dello stimolo:albero, uccello, montagna, sole. Ritornando sull’argomento dello sviluppo psicologico del feto nelle 40 settimane di vita nell’utero della madre in ambiente acquatico-placentare, è possibile concludere con l’ipotesi, che il miglior sviluppo psicofisico del bambino avviene se i dati naturali dell’esperienza maturano in un ambiente famigliare in cui si riesce ad instaurare un clima relazionale positivo con i futuri genitori.

Tratto dal libro autoprodotto <<Sviluppo psicologico del feto nelle 40 settimane di gravidanza>> (2008)
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Commenti

  1. L'avatar di willy61
    Interessante. Dove si può acquistare il testo?

    Buona vita

    Guglielmo
  2. L'avatar di robertoscarponi
    Il libro si può ricevere per posta al prezzo di Euro 12,00 (comprese spese postali).
    Contatti28.5644079-06.61522614 E-mail:robertoscarponi@yahoo.it
  3. L'avatar di robertoscarponi
    Grazie Gugliemo, buona vita anche a te!
    Roberto

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