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Linea di confine

Ieri

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Ieri ho bevuto un po' troppo.... come mio solito ho esagerato con le dosi. Continuavo a pensare "una cosa o la fai bene o non la fai"...e versavo nel bicchiere per poi scolarmelo..a stomaco vuoto.


Stamattina mi sono svegliata, andare al lavoro non se ne parlava proprio. Mal di testa, nausea, stomaco in subbuglio, fame.

Ora vorrei telefonarvi per chiedervi scusa se ieri ero conciata così..ma forse è meglio lasciarvi stare.
E' andata. Lo mettiamo nella scaletta delle cazzate e basta.

Ricordo abbastanza di quello che ci siamo detti. E' da quando vi ho salutato che non ricordo molto.
Assolutamente non so come abbia fatto a ritornare a casa, per di più in motorino.
Boh.
Qualche angelo deve avermi sorretto lo scooter, mentre io tenevo l'acceleratore.

Ho vomitato in box, per strada e a casa.
Poi mi sono messa nel letto e Morfeo mi ha portata con sè..

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Ma vorrei parlare del colloquio.
Precisamente di una parte.


"Adesso facciamo un piccolo esercizio..che è questo: noi prendiamo nota di quelli che vengono definiti "i primi ricordi", cioè i ricordi..qualsiasi, belli brutti, che hai. Possibilmente i più lontani.
Ricordi precisi, non generali.
Il più lontano possibile da oggi.
Mi ricordo che un giorno....."


"No, è imbarazzante sta cosa.
.....
Se non voglio ricordare?"


"Non facciamo l'esercizio."

"Non facciamo l'esercizio, allora."

"Non facciamolo."

"Fa male ricordare. Fa troppo male."

"Allora mi parli di quello che vuole."

"Di ieri. Il più lontano possibile dai ricordi..."

"...ma lei perchè viene qua?"

"Per cercare di star meglio...di capire perchè sto così.."

"Eh, ma lei vuole portarci sulla sua strada. O meglio, lei vuole che noi giochiamo al gioco che vuole lei, con le regole che vuole lei...però così non facciamo il suo bene."

"Perchè avete tirato fuori sta cosa dei ricordi?"

"Perchè ci siamo accorti che lei ci porta in giro..."

"In che senso?"

"Che ci porta dove vuole lei...quando noi le diciamo 'ci parli un po' di quello che vuole', lei poi ci fa un po' giocare."

"Giocare in che senso?"

"Fino a qui si può andare, oltre no."

"Ma se voi mi fate le domande, io rispondo sempre, sempre."

"Sì, ma le domande che tu in un certo senso ci prepari.
L'esercizio che ti volevamo proporre è quello dei ricordi.."

"ma se poi mi viene da piangere?"

Anche piangere fa parte della vita.
Proviamo?


"No."

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Ci odi oggi?

Perchè dovrei odiarvi?

Ti abbiamo trattato male..?

Naaa..

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So che leggerà, quindi scrivo come se parlassi direttamente a lei.
Ci sono rimasta male, per tutte le cose che avete detto.
Ma soprattutto perchè ho capito che vi state stancando di me.
E allora prima che mi lasciate voi, vi lascio io.
Probabilmente non sono "adatta" a fare un percorso terapeutico.
E mi sto sempre più convincendo che, come dice qualcuno, si può peggiorare o restare sempre così, ma non guarire.
Io mi fido di voi, l'ho sempre fatto...però evidentemente c'è qualcosa che blocca.
E non so cosa.
Peccato, pensavo (o meglio, speravo) che con lei ci potesse essere davvero un cambiamento. Con il suo arrivo, intendo.
Trovo che sia un bel trio, il nostro.
Proprio quello che serve per una buona alleanza terapeutica.


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Updated 24-09-2008 at 17.09.02 by peste1987

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