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Linea di confine

Un Natale lungo 20 anni

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I cani li abbandonano ad agosto, mai a Natale.
Lei venne abbandonata a Natale, in una città sconosciuta, fredda.
Lui era uno, uno di quelli che ad agosto probabilmente abbandonerebbero anche il cane, se di troppo.
Lei era di troppo e lui non l’amava. Lei non si ricorda di averlo mai amato, ne prima ne dopo quel Natale.
Ne mai più riusci ad amare.
La stanza nella quale passò i giorni natalizi era squallida, una specie di colonia per immigrati clandestini, con camere doppie e bagni in comune per dieci persone.
Lei aspettava che lui ritornasse, ascoltando le lancette dell’orologio che segnavano lo scandire del santo secondo, minuto, ora.. giorno.
Pensando.
A famiglie festose e felici che festeggiavano davanti ad un fuoco, mangiando cibi caldi e giocando la tombola.
Pensando ad una famiglia, lontana, che non la cercava o forse alla quale lei mentì.

Al perché lei non avesse quel calore.

Non chiedeva nulla, se non di essere accolta, ovunque andava bene; ma i caldi natali non sono per tutti.
Lei pensava: cosa avesse di meno, da non meritarsi quello che anche un cane aveva a Natale: un posto caldo, una pacca sulla testa, una grattatina alle orecchie, un bacetto sul naso e magari anche una tirata alla coda, così per dispettoso gioco.
Perché era lì lei lo dimenticò, aspettando che qualcuno la cercasse.
Nessuno la cercò mai.
Quel Natale e quell’attesa durarono vent’anni. Sino a quando un uomo si ricordò di lei e le rispose, in ritardo, ma le rispose.




Preso da:
fernanda zanier - Libero Community - Blog
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