Mercoledi.
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, 13-03-2010 at 00.18.15 (150 Visite)
Ho fatto una parte del viaggio, tornando a casa, in lacrime.
Ho pianto il dolore che nessuno aveva mai capito.
Ho pianto il sollievo di sapere che qualcuno aveva visto.
Ma soprattutto ho pianto quelle parole…
“Ha pensato fin troppo agli altri, ora è giusto che pensi un po’ a se stessa”.
Per la prima volta nella mia vita…che è giusto…
Per la prima volta nella mia vita…che esisto anche io.
La prima.
Le parole che sto per scrivere fanno fatica ad uscire, le sento che lacerano la carne,
al loro passaggio, la incidono, la straziano e la colpiscono.
Ma le scrivo, le voglio scrivere, perché rendano giustizia alla mia storia.
Nessuno mi ha mai sostenuta.
Non mi sono mai sentita realmente sostenuta.
Non mi sono mai realmente sentita al sicuro, protetta, accudita.
Ho negato, ore, giorni, mesi, anni…secoli.
Negato, negato e sempre negato.
Andava tutto bene, avevo ricevuto e ricevevo tutto l’amore possibile.
Intanto mi costruivo una corazza…ogni giorno sempre più spessa,
ampia, resistente.
Per non sentire…quel dolore…
Quante volte mi sono disperata osservandomi li dentro, sola,
incapace di urlare, chiamare aiuto, e definendomi, tante volte,
incapace…ai miei stessi occhi.
Ma come potevo fare diversamente?
Come?
Non c’era nessuno.
Non potevo contare su nessuno perché nessuno mi aveva dato il suo appoggio.
Ero io, piuttosto, a dover sostenere…
Io, sempre io…
Io, avrei avuto diritto a quel sostegno!
Io, bambina, spaventata e sola!
Io!
Non si dovrebbe mai caricare un bambino di responsabilità adulte.
Non gli si dovrebbe mai chiedere quello che non è in grado di fare.
Quella che giudicavo una mia incapacità è una ferita…
Una ferita che mi sono sforzata di tenere chiusa alla bell’e meglio per troppo tempo.
È ora di lasciare che si apra…che butti fuori tutto il marcio.
Per poi tornare a vivere…



