Atropo
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, 14-09-2008 at 14.39.58 (192 Visite)
ATROPO
Una paracinesia duodenale credo mi sorprese
in tempi ultimi.
Darò altri nomi a questi malesseri.
Ché poco originali sono quelli reali.
Dunque che indeiscente questo passaggio,
solo traguardo vuoto.
Odore di bruciato prematuro.
Notte claustrale del cranio,
mio piccolo piccolo,
seme marcio.
Non posso riuscirci,
non posso rivelare
che ho davvero avuto paura.
Di non sapere la differenza,
di credere che non esiste nucleo,
non esiste.
Dolina nel torace.
Come la morte tua sul petto,
congiura della natura
che incise il teschio sulla tua vita
a ricordarti che devi morire.
Presto.
Tra un battito crepuscolare
e un altro notturno.
Lascia stare,
andiamo a riposare,
vieni nel mio letto,
guarderemo fuori:
Case.
Dentro persone.
Persone.
Qualcuno muore.
Qualcun altro dorme.
C’è chi piange.
Chi fa sesso.
Chi progetta il suicidio.
Chi l’omicidio.
Chi ride.
Chi è malato.
Desiderare d’essere tutto è impossibile.
A volte solo il respiro basta.
Come quando ero
tempia da finestrino,
mentre cantavo una strana canzone…
E fuori erano sempre case, sempre.
E dentro sempre persone, sempre.
Non riuscivo a capire.
Ora
le erezioni bastano.
Nulla da raggiungere,
stare.
Odio per i preliminari.
Polluzioni notturne dell’ipofisi.
Zucchero caldo encefalitico.
Fiamma divisa.
L’endice mi prende in giro,
ma voglio farmi fregare ancora una volta.
Ho il peso del creato.
Devo stare attenta alle formiche.
E questa mattina
piccolo cumulo di piumette
ho trovato sull’asfalto.
Cosa sarà successo?
Accade.
Tutto ciò che accade
non ho sulle mani.
Non posso crederci.
Ho incrociato un bambino,
al nonno ha detto:
“Chissà se passerà ancora quel treno”.
Ah,
tutto questo mi stordisce
per giorni
così di grazia.
Per ore
Così d’incanto.
Tutto ciò che ho è prezioso
eppure nulla mi appartiene.
Lasciar stare.
Me.
Tutto.
Così anch’io non appartengo a questa terra.
Sono di questa terra.
Questo compiacermi
muto
di riuscire a guardare il mondo.
Chi può essere più felice?
Se solo chi mi è vicino
capisse che non può sapere di me
quando sono sola,
né io posso sapere degli altri
quando sono soli.
Da questo si potrebbe
arrivare ovunque.
Unica verità.
Quiete finalmente.
Ma nessuno conosco
che lasci andare le difese.
Io ho questo coraggio,
credo,
ah sì,
d’essere.
Comunque.
E non è vero che ho abbandonato
Tutto
Tutti.
Io
soltanto
non ho trovato niente.
Tu
Atropo,
cosa ne sai
del solipsismo.
Acuta trafittura
in ventre
a ricordarmi
che di dolore
si può non decedere
ancora
non decedere.
Guance asciutte.
Ché il malessere
non mi sorprende.
So chi e cosa attendere.
Come te,
quando il mattino
dormi.
( 2006 )
Tra l'ironico, sarcastico e tragico...



