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		<title>Forum di Psicologia - Blogs - Alessia Va</title>
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		<description>Il principale forum di psicologia in Italia</description>
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			<title>Forum di Psicologia - Blogs - Alessia Va</title>
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			<title>Letture interessanti...</title>
			<link>http://www.opsonline.it/forum/blog-psicologia/letture-interessanti-2891.html</link>
			<pubDate>Thu, 16 Sep 2010 12:38:31 GMT</pubDate>
			<description>http://www.eridanoschool.it/articoli/articoli_di_astrologia_eridanoschool.asp?Id=56 
 
http://gaspari.altervista.org/schizoide.htm 
 
...e altri...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="blogcontent restore"><a href="http://www.eridanoschool.it/articoli/articoli_di_astrologia_eridanoschool.asp?Id=56" target="_blank">http://www.eridanoschool.it/articoli...hool.asp?Id=56</a><br />
<br />
<a href="http://gaspari.altervista.org/schizoide.htm" target="_blank">http://gaspari.altervista.org/schizoide.htm</a><br />
<br />
...e altri tasselli trovano il loro posto...</blockquote>

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			<dc:creator>Alessia Va</dc:creator>
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			<title>Pomeriggio intenso.</title>
			<link>http://www.opsonline.it/forum/blog-psicologia/pomeriggio-intenso-2889.html</link>
			<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 16:27:36 GMT</pubDate>
			<description>Oggi ho conosciuto la scuola e le persone (almeno una parte) con cui lavorerò. E’ veramente buffa questa cosa che si trova a non più di 500m dalla...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="blogcontent restore">Oggi ho conosciuto la scuola e le persone (almeno una parte) con cui lavorerò. E’ veramente buffa questa cosa che si trova a non più di 500m dalla mia terapeuta. Quasi che un destino particolare mi stesse portando li. A ruotare attorno a un qualche centro, a un cuore…<br />
La scuola è ben tenuta. Questo mi sembra già un buon segno. Ho parlato con la coordinatrice didattica, la responsabile del settore scientifico e la direttrice. Persone disponibili. Almeno questa è l’impressione che mi hanno fatto. La direttrice è piacevole. Sarei stata ore a chiacchierare con lei, le piace parlare ed è contenta di avere nuovi insegnanti. I ragazzi non avranno libri di testo, per cui per me ci sarà anche la sfida di preparare lezioni su misura, fatte apposta per loro. Ecco, pensando “ragazzi”, scrivendo “ragazzi”, pronunciando questa parola, sento un guizzo nel petto. È una sensazione che mi piace. Direi che sono pronta per questa sfida. Magari con qualche tremarella, ma pronta! <br />
<br />
La seduta…<br />
Non so, a volte ho l’impressione di…prendere troppo spazio. Di portare troppo. Tanto. M. mi ha fatto notare quanto siano intense, le sedute. Lei è contenta dei passi che sto facendo. Oggi me lo ha detto chiaramente. Ma chissà se non “parlo troppo”…non c’è mai una volta in cui ci si ritrovi a corto di argomenti…è sempre lei a dire: “Chiudiamo per oggi”.<br />
E che fatica, oggi…è ancora una fatica, per me, parlare di certe cose. Molto. Sento tutto il corpo che si contrae, quasi volesse opporsi, a questo mio parlare. E oggi uscita mi sono resa conto di essere distrutta, fisicamente. Stanca come se avessi corso una maratona. Continuando a sbadigliare, senza poterci fare niente. E’ un periodo, in verità, che lo sbadiglio mi viene molto facile. E non è sonno…<br />
Ma oggi era veramente una cosa incredibile…uno dietro l’altro…<br />
<br />
Bene, stasera, dopo tutto questo, mi merito davvero riposo e relax…</blockquote>

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			<dc:creator>Alessia Va</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>Pane!</title>
			<link>http://www.opsonline.it/forum/blog-psicologia/pane-2888.html</link>
			<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 12:40:21 GMT</pubDate>
			<description>Oggi ho fatto un nuovo tipo di pane. 
 
...e sono soddisfazioni! :giggle:</description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="blogcontent restore">Oggi ho fatto un nuovo tipo di pane.<br />
<br />
...e sono soddisfazioni! :giggle:</blockquote>

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			<dc:creator>Alessia Va</dc:creator>
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		<item>
			<title>Dal Basso...</title>
			<link>http://www.opsonline.it/forum/blog-psicologia/dal-basso-2886.html</link>
			<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 14:00:44 GMT</pubDate>
			<description>Uno spazio nero. Nero come la pece. Come fosse vuoto. Una luce. Come tanti puntini luminosi stretti gli uni agli altri. L’oscurità intorno.  Quel...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="blogcontent restore">Uno spazio nero. Nero come la pece. Come fosse vuoto. Una luce. Come tanti puntini luminosi stretti gli uni agli altri. L’oscurità intorno.  Quel punto di luce, al mio fianco. <br />
Con i passi di questi giorni è ritornata forte quella esperienza, vissuta mesi fa’. È tornata la presenza di quella sorella, che ha condiviso con me un po’ di vita, dentro il grembo materno.<br />
Mi sono chiesta, per qualche tempo, se fosse reale o piuttosto una espressione simbolica di un mio vissuto. Siccome la risposta non la trovavo, mi sono voluta convincere che fosse la seconda. Sarebbe stato più facile. Ma nel “ritorno di fiamma” di quell’essere, in quel momento, non è più stato possibile mentire a me stessa. La sensazione troppo reale. Troppo chiara. Cosi che non servono neppure più le domande. Lei c’era. Lo so con assoluta certezza. Una luce. Era l’unica luce, in quello spazio nero. E io con lei, ero una luce. Luce nella luce. Eravamo. Una luce lei…una luce io…e ci scaldavamo a vicenda. Era cosi forte, questa luce, che non vedevo, non sentivo, altro. La mia mamma non la sentivo. Eravamo come un isola. Una nuvola. Un mondo autonomo e speciale.<br />
Poi l’oscurità ha inghiottito la sua luce. L’ha assorbita. E al suo posto è rimasto il vuoto. E la solitudine. E la mia luce non trovava più corrispondenza. Rispecchiamento. Persa anche io, senza sapere più di esistere…Forse l’oscurità avrebbe inghiottito anche me…o magari era già accaduto e ero diventata io stessa quel nero fitto. Un dolore senza voce, convinta, com’ero, che potevo solo sparire. È stato questo dolore senza voce, impresso nelle mie cellule, a guidarmi, negli anni? Forse…Mi sorprendo ad affacciarmi con uno sguardo nuovo sulla scena della mia esistenza-non esistenza. Del mio respirare, nutrirmi, crescere e scappare, ritirarmi, chiudere. Non considerando, non sentendo, non comprendendo un fatto fondamentale: io esisto. Ci sono. Sono qui. Occupo uno spazio nel mondo. E dunque, se sono qui ed esisto, ho diritto a questo spazio. Non è una concessione che mi è stata fatta, non è qualcosa che non mi spetta e che devo sentirmi perennemente in colpa di prendere. Cosi come non c’è necessità alcuna che io sparisca, mi faccia piccola, mi ritiri, per non far si che ci si accorga che, appunto, esisto. Ecco allora che lavorando, probabilmente, questo dolore antico, posso arrivare a sanare ogni altra parte di me, ogni altro dolore colto lungo il cammino…Mi rendo conto di come sia un passo necessario. Andando a ritroso, la dove tutto è iniziato. Scendendo da dove ora mi trovo, per iniziare la scalata dal basso…</blockquote>

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			<dc:creator>Alessia Va</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>Esercizi.</title>
			<link>http://www.opsonline.it/forum/blog-psicologia/esercizi-2880.html</link>
			<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 14:53:51 GMT</pubDate>
			<description>Ieri sera di nuovo ondate di terrore. Immobile senza riuscire a muovere un muscolo. Paralizzata. Statua di sale. Stanotte un sogno. Scene confuse si...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="blogcontent restore">Ieri sera di nuovo ondate di terrore. Immobile senza riuscire a muovere un muscolo. Paralizzata. Statua di sale. Stanotte un sogno. Scene confuse si accavallano ma una rimane, nitida: sono sulla vetta di un vulcano. l'abbiamo scalato io e un'altra persona. Lo zaino in spalle guardiamo giù. E lui, l'altra persona, mi dice: &quot;Se pensavi che questa fosse una arrampicata faticosa, preparati, abbiamo un altro vulcano da scalare, quello laggiù&quot;. Mi indica un cratere grande almeno tre volte quello su cui ci troviamo. Mi sveglio, stamattina, con un mal di testa atroce. Di cattivo umore per questo fastidio che mal sopporto. Poi mi ricordo di ascoltarlo. Perché se c'è avrà qualcosa da dire. Allora mi accorgo che è la tensione accumulata nel collo, dietro le orecchie, nella nuca. Che ho il viso spento e pallido di chi non vuole collegare testa e corpo. Un po' di esercizi…</blockquote>

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			<dc:creator>Alessia Va</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>La mia prossima lettura...</title>
			<link>http://www.opsonline.it/forum/blog-psicologia/la-mia-prossima-lettura-2878.html</link>
			<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 20:23:06 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[A Trieste mi è sfuggito...ma oggi l'ho riacchiappato!  
 
Immagine: http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788806175702]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="blogcontent restore">A Trieste mi è sfuggito...ma oggi l'ho riacchiappato! <br />
<br />
<img src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788806175702" border="0" alt="" /></blockquote>

]]></content:encoded>
			<dc:creator>Alessia Va</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>ABUSO SESSUALE INFANTILE: MITI vs. FATTI</title>
			<link>http://www.opsonline.it/forum/blog-psicologia/abuso-sessuale-infantile-miti-vs-fatti-2876.html</link>
			<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 12:32:33 GMT</pubDate>
			<description>Mito: Gli abusatori sono sconosciuti. 
Fatto: 75-85% sono conosciuti dal bambino; più del 40% sono nella famiglia. 
 
Mito: Gli abusatori sono sempre...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="blogcontent restore">Mito: Gli abusatori sono sconosciuti.<br />
Fatto: 75-85% sono conosciuti dal bambino; più del 40% sono nella famiglia.<br />
<br />
Mito: Gli abusatori sono sempre adulti.<br />
Fatto: Circa 1/3 degli abusatori sono adolescenti.<br />
<br />
Mito: Gli abusatori non sono sposati o sono sessualmente frustrati.<br />
Fatto: Molti sono sposati e hanno una vita sessuale regolare.<br />
<br />
Mito: Gli abusatori si fanno riconoscere.<br />
Fatto: Molto spesso sono gentili e insospettabili.<br />
<br />
Mito: Gli abusatori hanno un quoziente intellettivo sotto la media.<br />
Fatto: Il loro quoziente intellettivo è generalmente nella norma.<br />
<br />
Mito: Gli abusatori sono omosessuali.<br />
Fatto: Gli abusatori scelgono sia bambini che bambine e non sono interessati ai maschi adulti.<br />
<br />
Mito: L’abuso è sempre perpetrato come un attacco violento.<br />
Fatto:  La violenza è palese solo nel 5% dei casi circa. Molto spesso è invece portato avanti attraverso modi suadenti e/o minacce più o meno esplicite.<br />
<br />
Mito: L’abuso implica la penetrazione e l’atto sessuale.<br />
Fatto: Molti bambini sono abusati sessualmente senza penetrazione, con contatti orali o genitali di diversa natura.<br />
<br />
Mito: L’abuso senza penetrazione non da serie conseguenze.<br />
Fatto: Numerosi studi attestano che l’abuso sessuale infantile con o senza penetrazione da luogo ad effetti seri a lungo termine, a conseguenze psicologiche.<br />
<br />
Mito: Gli abusi sono di solito episodi isolati.<br />
Fatto: Sono solitamente più di uno e si protraggono nel tempo per mesi o anni.<br />
<br />
Mito: Gli abusi succedono in luoghi pubblici come i parchi.<br />
Fatto: Il luogo più diffuso in cui si compie un abuso è in casa della vittima o in casa dell’abusatore.<br />
<br />
Mito: L’abuso è responsabilità della vittima.<br />
Fatto: La responsabilità dell’abuso è sempre da riferirsi all’adulto o all’adolescente abusante.<br />
<br />
<a href="http://www.alienlovebite.com/articles/evelorgen/medical/charts-on-sexual-abuse-and-hypnotherapy.html" target="_blank">http://www.alienlovebite.com/article...notherapy.html</a></blockquote>

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			<dc:creator>Alessia Va</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>La Tua Canzone.</title>
			<link>http://www.opsonline.it/forum/blog-psicologia/la-tua-canzone-2875.html</link>
			<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 09:41:32 GMT</pubDate>
			<description>Buon Cammino... 
 
http://www.youtube.com/watch?v=Im6jNX2swY8</description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="blogcontent restore">Buon Cammino...<br />
<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=Im6jNX2swY8" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=Im6jNX2swY8</a></blockquote>

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			<dc:creator>Alessia Va</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>Buonanotte...</title>
			<link>http://www.opsonline.it/forum/blog-psicologia/buonanotte-2874.html</link>
			<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 21:03:13 GMT</pubDate>
			<description>http://www.youtube.com/watch?v=1kRqbSHJAgQ 
 
Immagine:...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="blogcontent restore"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=1kRqbSHJAgQ" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=1kRqbSHJAgQ</a><br />
<br />
<img src="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:_zt9nE25QICOnM:http://www.myecard.it/card/buona_notte_012b.jpg&amp;t=1" border="0" alt="" /></blockquote>

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			<dc:creator>Alessia Va</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>Cura...</title>
			<link>http://www.opsonline.it/forum/blog-psicologia/cura-2870.html</link>
			<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 09:31:53 GMT</pubDate>
			<description>Stamattina sono andata al mio appuntamento con F. Per il massaggio. Sarebbe bello continuare ad oltranza, ma economicamente diventa pesante. Poi tra...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="blogcontent restore">Stamattina sono andata al mio appuntamento con F. Per il massaggio. Sarebbe bello continuare ad oltranza, ma economicamente diventa pesante. Poi tra un mese riprende la classe di esercizi. E domani ricomincio il mio percorso di terapia, dopo la pausa estiva. Quindi, oggi è stato l’ultimo. Salvo restando, come ci siamo detti, che se avessi bisogno, lui c’è. E io so dove trovarlo.<br />
Mi fa strano sentirmi in questi panni di persona che permette a qualcuno di prendersi cura di lei.<br />
È questo che mi fa sentire, F. Ha mani delicate, un cuore tenero e braccia forti. Oggi ho sentito ognuna di queste cose in modo forte, mi viene da dire: penetrante. È stato come sentirlo entrare dentro di me. Con passo lieve, ma deciso. Attraverso il collo, il petto, il diaframma, la schiena…le gambe. Uniche solitarie le braccia. Chissà perché li, è difficile “far entrare”. Si svuotano, terrorizzate. Si ritirano. E gelano. Ma va bene. A piccoli passi, si cammina. Scoprendo cose nuove. Di me e degli altri. Ho un nodo in gola, adesso, mentre scrivo, perché mi rendo conto di quanto ho trattenuto, soffocato, martoriato, dentro di me, per una vita intera, cullandomi nell’illusione che non esistesse, tutto quel mondo sommerso, che non facesse parte di me, pensandomi un’altra persona.<br />
Adesso, si inizia a fare sul serio. A scalpellate, l’altra persona viene via. E non si torna indietro. Non si ripara ciò che si toglie, va in frantumi. E rimase solo l’anima, il cuore, della struttura.<br />
Qualche pezzo di intonaco rimane, a difesa delle parti più fragili. Ma per il resto, deve venire via tutto. Si deve vedere bene, la persona sotto…deve venire fuori. <br />
Ma piano, piano…un lavoro di pazienza, di calma, perché si rischia, altrimenti, di danneggiare l’affresco. Prendermi cura. Prenderci cura. Va imparato…anzi: va lasciato, concesso, permesso.<br />
Perché chissà per qualche assurda logica, ci hanno insegnato che se ci prendiamo cura, sbagliamo.<br />
È forse un po’ anche questa paura che sto vivendo, ora. Tra le tante. La paura di amarci. Quanti di noi ne soffrono…</blockquote>

]]></content:encoded>
			<dc:creator>Alessia Va</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>La scrittura.</title>
			<link>http://www.opsonline.it/forum/blog-psicologia/la-scrittura-2867.html</link>
			<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 19:43:42 GMT</pubDate>
			<description><![CDATA[Per me, come per tanti che scivolano nel silenzio della solitudine, la scrittura è l'ultima voce, la voce intima che può trovare il coraggio di...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="blogcontent restore"><i>Per me, come per tanti che scivolano nel silenzio della solitudine, la scrittura è l'ultima voce, la voce intima che può trovare il coraggio di scrivere nella disperazione, a volte fino a toccare e a rovesciare il fondo della coscienza, e trasformare, in un impulso, quasi in un'energia fisica, che trova la scorciatoia per uscire dal male. La scrittura dà la libertà di vincere la paura della memoria e convincersi che nessuno è irrecuperabile. Proprio per pura azione egoista, io continuo a salvarmi...aiutando gli altri a salvarsi.</i><br />
<br />
Pino Roveredo - Mandami a dire.<br />
<br />
<br />
<img src="http://3.bp.blogspot.com/_rA15I8y2lSU/SS_ohj2fFlI/AAAAAAAACpw/87MP8cTLarY/s400/Per+chi+scrivere.JPG" border="0" alt="" /></blockquote>

]]></content:encoded>
			<dc:creator>Alessia Va</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>Le ultime dalla scuola...</title>
			<link>http://www.opsonline.it/forum/blog-psicologia/le-ultime-dalla-scuola-2865.html</link>
			<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 20:03:58 GMT</pubDate>
			<description>Oggi ero di buon umore. Rilassata dopo un pomeriggio a far spesa in compagnia di due amici. Grata del tempo passato assieme, stupita di come, in...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="blogcontent restore">Oggi ero di buon umore. Rilassata dopo un pomeriggio a far spesa in compagnia di due amici. Grata del tempo passato assieme, stupita di come, in questi giorni, stia ricevendo in tante piccole cose, tanti piccoli gesti, che poi sono grandi e che mi danno tanto. Stavo preparando, appena dopo cena, un buon dolce di mele e noci, con l'aroma della buccia di limone grattugiata che solleticava le narici...<br />
Tutto perfetto, o quasi...<br />
Finche...<br />
<br />
...la Gelmini. La cara, amata Gelimini, la quale infila una sciocchezza dietro l'altra, ma che raggiunge il culmine della sua scemenza (mi si perdoni la brutalità) quando afferma, candidamente: &quot;I precari non protestino, sono tutti posti in più che alla scuola non sono mai serviti a nulla ne serviranno&quot;....<br />
<br />
..............<br />
<br />
...rimango basita, esterefatta, incredula. Non servono??? Non sono mai serviti??? Ma si faccia un giro, la cara ministra, nelle scuole italiane, per rendersi conto di che tragedia è, per i pochi docenti che si è riusciti ad assumere, gestire non solo le proprie classi, ma supplenze e ore straordinarie...Parli, la ministra, con docenti disperati che vorrebbero con tutti loro stessi che arrivassero nuovi colleghi a togliere a loro un po' di quel lavoro massacrante che li sta esaurendo. Anzi, si provasse a fare lei la docente, per un qualche tempo, poi ne riparliamo!<br />
<br />
Poi mi dico: perchè me la prendo tanto?<br />
Non ci si può che aspettare questo, da una come lei. Da un governo come il nostro.<br />
E' triste, però, questa considerazione...</blockquote>

]]></content:encoded>
			<dc:creator>Alessia Va</dc:creator>
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		</item>
		<item>
			<title>...e concludendo…Trieste.</title>
			<link>http://www.opsonline.it/forum/blog-psicologia/e-concludendo-trieste-2863.html</link>
			<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 12:52:13 GMT</pubDate>
			<description>Mentre scrivo, anzi, prima di scrivere, sono diventata ufficialmente la nuova insegnante di scienze presso il Centro di Formazione Professionale di...</description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="blogcontent restore">Mentre scrivo, anzi, prima di scrivere, sono diventata ufficialmente la nuova insegnante di scienze presso il Centro di Formazione Professionale di T. Ho firmato il contratto. Prenderò servizio il 27.<br />
Ho incontrato colleghi incoraggianti e motivati. Spero di incontrarne altrettanti, cosi, quando conoscerò la scuola. Mi hanno dato 330 ore, che per questo lavoro sono già tante! Cosi riuscirò a raggiungere uno stipendio che non arriva ai mille euro, ma ci arriva vicino. Con un altro lavoretto che mi permetta di guadagnarne altre poche centinaia, potrei arrivare a una cifra dignitosa.<br />
Comunque sono pronta. Aspetto di conoscere “i miei ragazzi”!<br />
<br />
Fatta questa disquisizione, sul tema lavoro, mi accingo a proseguire e terminare il mio racconto di viaggio…dentro e fuori…<br />
Lunedì. Ci siamo salutate. In mezzo al vento e al sole. E, inondata di sole e di vento, mi avvio vero l’albergo. Una pizza veloce e poi rifugiata, al calduccio. Calato il sole, la Bora è gelida.<br />
Sistemo la valigia, le mie cose riprendono posto l’una accanto all’altra, lasciando la stanza spoglia e anonima, come l’ho trovata. Pronta ad accogliere qualcun altro. Ma c’è ancora un isola, in cui si vede, si tocca, si vive, la mia presenza. Il letto. E sul letto i libri. Sparpagliati. Me li guardo, accarezzo, annuso. E poi, ad occhi chiusi, scelgo. “Il giardino segreto”.<br />
Inizio a leggere. Ritrovo questa storia riemersa dalla mia infanzia. Percepisco, in tante sottili sfumature, perché mi piacesse tanto. E capisco. Capisco che il giardino segreto è una metafora. Una metafora del mio spazio interiore. Segreto. Uno spazio che potrebbe essere un giardino meraviglioso, ricco, fertile, e invece, lasciato incolto e senza cure per anni, si  è inselvatichito. Ma non è senza speranza. Perché sotto le scorze dure e secche scorre ancora la linfa. Nascosti ci sono numerosi germogli, rametti verdi e morbidi, sotto mucchi di legno grigio. Bulbi silenziosi, che sonnecchiano tra le erbacce da togliere, per fare loro aria. Comprendo che è un viaggio simbolico e importantissimo quello che sto facendo. Chiudo il libro e gli occhi. Medito, penso…mi addormento…<br />
La mattina dopo, salgo sul treno con un germoglio di idea. Che si fa sempre più nitida con il trascorrere dei chilometri. Mi fa sentire strana, in un modo che non so dire. Ma più me la guardo, osservo e studio e più ne sento la necessità. In fondo, se quella del giardiniere è una metafora, perché non renderla una metafora molto concreta? Di spazio ne abbiamo a casa, il giardino anche. Certo, l’ideale sarebbe avere un orto tutto mio, con nessuno che mi dice cosa piantare o cosa fare, da gestire da sola. Ma, osservando l’altro lato della medaglia, ho un padre che di giardino se ne intende parecchio. Potrei imparare da lui. E siccome, come dicevo, non abbiamo mai avuto un gran rapporto, è me ne dispiace, perché non approfittare di questa cosa, per tentare di recuperarlo?<br />
Sento che si, potrei averne un gran bisogno. Di zappare, mettere le mani nella terra, sentire il pulsare della vita, l’odore di terra bagnata, recuperare il senso del trascorre del tempo biologico.<br />
Poi penso che forse non è proprio il periodo ideale, la fine dell’estate. Ma in fondo anche l’autunno è una stagione fertile, a modo suo. E prima che arrivi il sonno dell’inverno, qualcosa si può ancora fare. <br />
Ecco la conclusione del mio viaggio a Trieste. E inizio a capire che tutto ha un senso. Anche quello che sembrava non averne. E che questo viaggio, al di là di tutto, mi ha dato veramente qualcosa.<br />
Grazie, ancora una volta, Trieste.<br />
E a chi mi ha accolto…</blockquote>

]]></content:encoded>
			<dc:creator>Alessia Va</dc:creator>
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		<item>
			<title>...Trieste...</title>
			<link>http://www.opsonline.it/forum/blog-psicologia/trieste-2862.html</link>
			<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 19:51:41 GMT</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="blogcontent restore">Lunedì ha portato con se la voglia di camminare. Cominciavo a risentire le mie gambe, a poter percepire quella differenza sottile tra il farle muovere con uno sforzo di volontà e il “lasciarsi camminare”. E cosi mi sono lasciata camminare. Era bello sentire di nuovo. Sentire qualcosa. Anche solo il riverbero dei miei passi sul selciato. Le rive, il centro storico, piazza Unità. E poi il Molo Audace. La giornata era nuvolosa e freschina. Camminavo e tornavo a percepire la brezza sul viso. L’odore del mare. La gente, attorno a me. mi sono seduta, cosi vicina all’acqua che quasi la toccavo. Mi sono seduta e mi sono lasciata scorrere, come la risacca. Con gli occhi chiusi ho ascoltato il rumore del mare. E come tante altre volte, ancora, è stata proprio l’acqua a farmi rivivere. Sono nata e cresciuta in mezzo ai laghi. L’acqua è come un sostentamento. Per la mia anima e i miei sensi. Se dovessi scegliere, un giorno, dove andare a vivere, vorrei che fosse sul mare, su un lago o un fiume. Non potrei stare, senza questa materia liquida. <br />
Lentamente è salita la marea, e me ne sono quasi sorpresa, aprendo gli occhi. Buffo. Sorprendersi cosi, della vita che scorre, eternamente uguale a se stessa e mai la stessa di un attimo prima. Eppure per me, in quel momento, è stato come vederlo per la prima volta.<br />
Mi ero seduta li, che l’acqua non copriva che come un velo il primo scalino, e ora mi arrivava ai piedi, sfiorandoli leggermente. E poi di nuovo, seguendo il suo flusso, sarebbe calata fino al primo scalino. E di nuovo sarebbe risalita…e cosi via. Con i ritmi della luna, come le stagioni, come i cicli…I cicli della vita. Cosi mi sono alzata un po’ più leggera. Un po’ più serena. Un po’ più presente. Io c’ero. Io ci sono. Sono viva. Come è vivo il pianeta. A dispetto di tutto.<br />
È arrivata la pioggia e la lasciavo scendere sul mio viso, sulle braccia, le mani. Era bello sentire anche la pioggia. Le gocce fredde e stizzose. Dotate di energia condensata. Tac…tac…tac…<br />
Le ho guardate scendere, al calduccio, dalla finestra sulla strada. Sentendomi un pochino più al sicuro. Un pochino più vicina a quell’abbraccio della mia Trieste. Le guardavo muoversi portate dalla Bora. Come se la Signora le scagliasse contro la mia finestra. Quasi a dire: “Senti l’energia! Senti la forza! Puoi sentire di cosa è capace la vita? Ascoltami!”. <br />
E poi libri…decine, centinaia di libri. Stupendi e meravigliosi! La “libro-terapia” è senz’altro la cura migliore. Quando poi la si fa con una persona speciale, è ancora più efficace!<br />
Il lunedì è finito cosi. E già era la vigilia della partenza.<br />
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(continua)</blockquote>

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			<dc:creator>Alessia Va</dc:creator>
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			<title>Trieste…</title>
			<link>http://www.opsonline.it/forum/blog-psicologia/trieste-2861.html</link>
			<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 16:09:41 GMT</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="blogcontent restore">Eccomi di nuovo qui, davanti allo schermo. Partita. E tornata. Uno strano viaggio, questo. Bello e terrorizzante, fatto di gioie e di dolori, di volti amici e solitudini. A braccetto. Ma prima di addentrarmi nella analisi una premessa. Dovuta. <br />
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Guglielmo: sei un cuoco straordinario. Ho mangiato il più buon branzino della mia vita…<br />
Pat: non ci sono parole per esprimere la mia gratitudine…sei cosi Cara, che davvero, non ci sono parole. Mi basta guardarti per capire che capisci. <br />
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È sabato mattina alle 11.00, quando salgo sul treno. Mi porterà fino a Mestre. Poi dovrò cambiare. Come sempre, del resto. Ormai lo so che funziona cosi. Va quasi in automatico. Il mio corpo e la mia mente si sono abituati ai ritmi di questi treni. Non cosi per quanto riguarda questo mio periodo…questo terrore dentro che mi porto con me, anche oggi. Vorrei che, in automatico, anche lui, si modificasse, si trasmutasse, o quanto meno si ritirasse, giusto un pochino. Quel tanto che basta a farmi fare il viaggio tranquilla. Ma è sempre li, appena dietro. Che spinge, scalcia, freme.<br />
Sembra travolgermi quando arriviamo a Mestre. Ma poi il vento lo ributta indietro, dove era stato fino a quel momento. Poi salgo sul treno che mi porterà a Trieste…e non mi rendo conto di cosa accade finche non arriviamo nei pressi della costa, dove piove e la bora soffia forte. Nello scompartimento ci siamo io e un'altra ragazza. Francamente me ne accorgo solo ora. Me ne accorgo perché è come se emergessi da un sogno. Mi rendo conto che i finestrini sono abbassati. Che entra un aria gelida mista ad acqua. Che la ragazza che è con me in scompartimento si è messa una giacca, una sciarpa e ha chiuso il finestrino accanto a lei. Io invece sono li, con i pantaloncini corti, la cannottierina, i sandali, i finestrini spalancati, a fianco e poco più avanti a me…e non sento niente. Non sento il freddo. Non sento il vento. Non sento la pioggia. O meglio: si, so che piove perché lo vedo, so che c’è il vento perché muove le tende, furiosamente, e sbatte i miei capelli per ogni dove. Ma, a parte questo, è come se fossi insensibile. Anestetizzata. <br />
Non c’è traccia neppure della forte emozione che pensavo avrei provato, tornando nella mia Trieste.<br />
Non provo nulla. È come se fossi qui ma dietro un vetro. Spesso. Trasparente, si, perché si vedono le cose. Ma non si sentono.<br />
Questa sensazione me la sono portata con me lungo la serata, e per tutto, o quasi, il giorno seguente.<br />
La mattina della domenica mi sono diretta verso San Giusto. Era da tanto che non ci andavo. Mi avrebbe fatto piacere, mi dicevo. Era più un dirmi però, appunto. Senza provarlo, quel piacere. E sentendo crescere una sottile angoscia per l’assenza di Trieste, dentro di me. Io ero a Trieste ma non la sentivo. La mia città, che mi faceva sentire ogni volta sicura, al calduccio, dentro un abbraccio tutto suo, unico e speciale, non la sentivo. Sapete cosa vuol dire non sentire qualcosa, specie se l’avete sempre sentita? Come diventare di colpo sordi…Seduta sul muretto a San Giusto, sono stata delle ore. Fissando la città sotto di me, senza vederla. Mentre quella che ora, so, è un belva, e chiamo belva perché sa essere famelica, quando vuole, mi distruggeva dentro. Una belva che ripete sostanzialmente questa affermazione “Tu non hai diritto di esistere”. In mille forme, modi, usando il corpo, con sensazioni che sono l’assenza del sentire e un sentire che ferisce, allo stesso tempo. “Tu non hai diritto di esistere”. “Non hai diritto a stare qui”. “Non hai diritto a vivere”. Era da un po’ che avevo iniziato a fare i conti con questa forza auto distruttrice, che ho sempre avuto dentro, o almeno da quasi tanti anni quanti ne ho vissuti. Ma mai mi sarei aspettata che uscisse fuori con così tanta furia. Cosi tanta che mi spaventa. Mi è venuto da pensare alla rabbia. La rabbia, è un'altra belva. Ma esse agiscono in modo contrario. La rabbia è un belva che riempie. Questa belva, svuota.<br />
Svuota completamente. Cosi che non rimane che un buco nero. Senza fine ne inizio. Mi sono alzata da quel muretto con la sensazione di avere lottato senza tregua…e poi sono andata di nuovo via…di nuovo in movimento…verso la costa e il mare. Ma la belva aveva iniziato a lavorare e non si sarebbe fermata fino a raggiungere il suo scopo, un qualche effetto tangibile, un risultato, su di me e sul mio diritto di esistere. Mi sono trovata, mucchietto tremante, in un angolo della stanza…quella in cui dormivo. Non esisteva più che quella belva, io ero quella belva, lei era me, si era presa tutto lo spazio e non ne restava che un angolino piccolissimo dal quale io, come staccata da me stessa, osservavo con orrore la scena, e dicevo “E’ pazza. Questa ragazza è pazza. Non ci si può ridurre cosi!”. Li per terra, senza riuscire a fare altro che tremare, stretta ad un cuscino, mi sono davvero sentita pazza. Per inciso: forse lo sto davvero diventando. Potrei diventare un caso clinico. Mi osservavo come si osserva un malato mentale…<br />
Poi tutto si è calmato. La belva si è ritirata un pochino. E ho ripreso il mio spazio. Ma ero cosi sfinita…E mi mancava l’aria. Cosi sono uscita, di nuovo. Ho preso il tram per Opicina. Una vecchia “carrozza” che si inerpica sui colli dietro Trieste. È un percorso caratteristico…tra boschi, e panorami mozzafiato. Ma di nuovo, tutto dietro un vetro, era come se guardassi senza vedere, o vedessi senza guardare. “Che bello sarebbe fare una camminata nei boschi” passando. Ma subito “Tu non hai diritto di esistere”. “Non hai diritto di stare qui”. “Non hai diritto di vivere”. <br />
E cosi di nuovo verso il mare e la costa. E di nuovo in movimento…<br />
Ma, hai detto, giustamente: “Quando si ha qualcosa dentro, conta poco il posto in cui si sta”.<br />
Dio solo sa quanto hai fatto per me quella sera. Per prima cosa: hai capito. Per me è stato un miracolo. Perché di solito non succede. e anche se eri stanca, distrutta, con mille problemi…da risolvere…anche tu, mi hai aperto la porta, mi hai abbracciato. E mi hai capito.<br />
Cosi, quella giornata da incubo è passata. Ed è venuto il lunedi.<br />
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(continua)</blockquote>

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			<dc:creator>Alessia Va</dc:creator>
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