Commenti all'articolo "Timidi, inibiti ma riflessivi. Gli introversi 'pensano' di più" di Sara Ficocelli


 

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Timidi, inibiti ma riflessivi. Gli introversi 'pensano' di più


Autore: Sara Ficocelli

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Titolo: malattie a tutti i costi [29-04-2010]
Autore: Giuppy83 [ Vedi profilo - Invia PM ]
Io proprio non capisco il motivo di dare alla timidezza, una caratteristica di personalità come tutte le altre, una patina patologizzante. Proviamo a sostituire,, in questo articolo, la parole "occhi azzurri" al termine "timidezza": non ne viene fuori una trattazione surreale? Non riesco davveroa comprendere le ragioni di rendere una sfumatura del carattere, un modo di essere, una caratteristica patologica e limitante, da studiare per poi curare...
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Titolo: D'accordo [16-04-2010]
Autore: Vale2003 [ Vedi profilo - Invia PM ]
Sono d'accordo con questa ricerca, anche io sono una molto timida e mi accorgo che questa caratteristica non viene molto apprezzata nei vari ambienti della nostra società, anche a livello accademico, ispira più fiducia sicuramente la persona spavalda ed estroversa. Penso invece che le persone timide cominciando a considerarla un punto di forza e non un handicap, possano imparare a reagire meglio alle difficoltà della vita e crescere interiormente. Purtroppo anche tra noi psicologi molti considerano la timidezza quasi una "patologia" perchè non in sintonia con la moda di oggi che vorrebbe tutti pronti a "vendere" bene il proprio prodotto in campo lavorativo e sociale. Oggi poi c'è la tendenza secondo me di patologizzare un po' tutto, formulando disagi dai nomi più curiosi, e questo non aiuta ad una maggiore accettazione e consapevolezza delle proprie qualità del timido.
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Titolo: D'accordo [16-04-2010]
Autore: Vale2003 [ Vedi profilo - Invia PM ]
Sono d'accordo con questa ricerca, anche io sono una molto timida e mi accorgo che questa caratteristica non viene molto apprezzata nei vari ambienti della nostra società, anche a livello accademico, ispira più fiducia sicuramente la persona spavalda ed estroversa. Penso invece che le persone timide cominciando a considerarla un punto di forza e non un handicap, possano imparare a reagire meglio alle difficoltà della vita e crescere interiormente. Purtroppo anche tra noi psicologi molti considerano la timidezza quasi una "patologia" perchè non in sintonia con la moda di oggi che vorrebbe tutti pronti a "vendere" bene il proprio prodotto in campo lavorativo e sociale. Oggi poi c'è la tendenza secondo me di patologizzare un po' tutto, formulando disagi dai nomi più curiosi, e questo non aiuta ad una maggiore accettazione e consapevolezza delle proprie qualità del timido.
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Titolo: Continuazione [15-04-2010]
Autore: Radonken [ Vedi profilo - Invia PM ]
Ecco, e, continuando, mi trovo d'accordo con quanto afferma Anapeta: l'introversione è terreno fertile per l'accoglienza della cultura; non che l'estroversione non possa esserlo, ma la prima sembra essere naturalmente fruttosa in questo. Vorrei, inoltre, particoleggiare l'ultima domanda che ho posto nel commento precedente, spingendomi oltre, e ricevendo una risposta più specifica: possono l'educazione familiare e il rapporto con la famiglia, e/o le circostanze esterne, sviare, modificare, quei tratti che portano un bambino ad essere introverso, fino a spostarlo al polo opposto? E se ciò non accade(e non può accadere) in quei tempi, può la persona, in futuro, condizionarsi a tal punto da ridurre al minimo la sua introversione(cercando, ovviamente, esperienze favorevoli in questo senso)? E' da considerare che quest'interrogativo può porsi anche per il verso opposto, cioè dall'estroversione all'introversione.
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Titolo: Riflessione [15-04-2010]
Autore: Radonken [ Vedi profilo - Invia PM ]
Delucidante...questo articolo è colato a picco: proprio in questi giorni ho riflettuto(ecco appunto..) su come l'introversione possa evitare ai bambini che vivono in situazioni familiari/sociali disagiate di entrare in contatto con contesti e frequentazioni potenzialmente devianti e criminali, e quindi per certi versi, sebbene in futuro possa divenire limitante se il soggetto non cerca di mitigarla, rappresenta una salvezza. Il punto da chiarire è come questa introversione si radichi e sviluppi: già con una predisposizione genica, oppure inoculata da una particolare condizione/educazione familiare? Naturale che ormai è da superare la stupida dicotomia natura/ambiente, che non approda a nulla, ma il dubbio si posa su quanto sia dovuto all'una o all'altro. Se il temperamento è qualcosa che ci si porta dalla nascita, ciò si schiera a favore della genetica, giacchè nel temperamento ci sono delle dimensioni che, possedute in una certa misura, concorrono alla formazione di ciò che sarà la propria introversione. Ma l'educazione, e nello specifico, il trattamento che la propria figura di attaccamento ci riserva, insieme con le altre figure familiari, quanto può attutire o rinforzare questa tendenza?
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